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  Gaza : la poesia come voce delle innumeri vittime senza voce, come “ Sumūd”, indefettibile volontà di non cedere alla mattanza genocidaria     di Marco Palladini   Mio pòst su FB del 18 gennaio u.s. : «in questo Board of Peace che Trump si appresta a varare, neppure un rappresentante palestinese: un comitato d’affari imperial-neocolonialista per Gaza, peraltro vincolato al placet di Netanyahu. Ai crimini di guerra adesso si sommano i crimini di “pace”... augh».   Ecco questo orizzonte criminale pseudo-pacifico/affarista su Gaza, dove le vittime della mattanza genocidaria non hanno rappresentanza, mentre intanto i gazawi continuano ad essere ammazzati dall’esercito sionista dell’Idf, nonché dalla fame, dal freddo e dalle malattie, mi ha fatto venire voglia di riaprire il libro Il loro grido è la mia voce – Poesie da Gaza (Fazi Editore, 2025), curato da Antonio Bocchinfuso, Mario Soldaini e Leonardo Tosti, di cui ha già parlato su questo blog Anton...
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  guido Pasolini, il “migliore di tutti noi”   di Marco Palladini   è un libretto prezioso, anche commovente Lettera al fratello [e altri scritti] (Garzanti, 2025) di Pier Paolo Pasolini (a cura della nipote Graziella Chiarcossi). Prezioso e pure illuminante perché getta uno squarcio di luce sullo gliommero dei rapporti intrafamiliari di PPP all’altezza, nel 1944-’45, della Seconda guerra mondiale e della Resistenza. In quel cruciale arco storico si consuma la parabola di Guidalberto, detto Guido, Pasolini, fratello minore di Pier Paolo, che alla fine di maggio del ’44, appena diciottenne, parte da Versuta (dove si era rifugiata la famiglia a seguito dei pesanti bombardamenti su Casarsa) diretto a Spilimbergo, per poi entrare nelle file della Resistenza anti-nazifascista «incorporandosi nella divisione Osoppo» e poi aderendo al Partito d’Azione. La tragedia avviene il 12 febbraio del 1945 quando il 19enne Guido, che aveva assunto il nome di battaglia di “Ermes”,...
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  CARLO CECCHI (1939-2026) : un attore-regista maiuscolo tra tradizione e innovazione     di Marco Palladini   Il 23 gennaio u.s., due giorni prima di compiere 87 anni, se ne è andato Carlo Cecchi, davvero una grande perdita per il teatro italiano. Un attore e regista di assoluta eccellenza. Da me personalmente conosciuto e intervistato oltre 40 anni fa. Cecchi, fiorentino di nascita, è stato l’unico non napoletano, a mio parere, che ha saputo inscenare testi di Scarpetta, di Eduardo De Filippo, di Petito, senza complessi di inferiorità, secondo una sua peculiare maniera scenica tra tradizione e innovazione che andava sempre a bersaglio. La sua particolarità è stata, appunto, di non essere né un primattore di classica tradizione-convenzione, né un interprete dell’avanguardia, ma di essersi collocato come attore-regista di talento unico in un teatro di parola e di drammaturgia ‘progressiva’ che sapeva sintetizzare al meglio, nel segno della ricerca, i due filo...
  Addio a Giancarlo Cauteruccio (1956-2026), figura princeps del teatro di ricerca italiano   di Marco Palladini   «Oggi è domenica, domani si muore / Oggi mi vesto di seta e candore / Oggi è domenica, domani si muore / Oggi mi vesto di rosso e d’amore…». Così, cantava trent’anni fa Giovanni Lindo Ferretti (CSI, Irata , 1996), mentre invece se ne è andato proprio di domenica, l’11 gennaio scorso, a 69 anni Giancarlo Cauteruccio, che non esito a definire uno dei maestri del teatro di post-avanguardia anni ’80-’90, nonché forse, o senza forse, il regista più tecnologico-visionario della scena sperimentale italica con il gruppo Krypton. Ma vorrei idealmente vestirmi di rosso e d’amore per ricordare il mio primo, folgorante incontro con lui, quando vidi nel 1983 il suo bellissimo Eneide : teatro post-epico e post-moderno quasi come un videogame ancestral-futuristico tra multiple luci prillanti, suffumigi e sciabolate di luce laser che rimbalzavano-scintillavano sugl...