ADDII: PIPPO DI MARCA (1939-2026). APPUNTI STRETTAMENTE PERSONALI di Marco Palladini La mattina di martedì 21 luglio u.s. , destatosi di buon’ora Pippo Di Marca scrive un biglietto: «Non ne posso più… il mio corpo è come un cadavere… lo spettacolo è finito… Scusate, non ce la faccio più, non è questa la vita che voglio». Quindi si veste, esce di casa dove ci sono la moglie e il figlio di 26 anni, sale sul terrazzo condominiale del palazzo di via San Francesco a Ripa, a Roma Trastevere, in cui abita da sempre, e si getta di sotto. Da regista teatrale di grande ingegno, lucido e determinato sino all’ultimo, Di Marca mette in scena la sua uscita di scena come un ‘coup de théâtre’, forse in qualche modo sapendo che giornali e mass-media torneranno così a parlare di lui, che ormai veniva ignorato da anni e reputato un artista che aveva fatto il suo tempo. Cosa che lo amareggiava assai e che mi comunicava ogni volta che ci incontravamo, ma non con un tono lagnoso,...
Post
Visualizzazione dei post da agosto, 2026
- Ottieni link
- X
- Altre app
TRE INTERVENTI SUL META-TEATRO DI PIPPO DI MARCA di Marco Palladini [ Nell’arco di oltre quattro decadi ho scritto più e più volte sul teatro e sugli spettacoli di Pippo Di Marca. Come omaggio post-mortem ripubblico qui due interventi di taglio saggistico (1991 e 2002) e un articolo (2013) che mi sembrano alquanto esaurienti circa la mia riflessione critica sul suo complessivo fare teatrale. ] ********* Pippo di Marca o l’attualità insensibile Se ripenso a quella che Beppe Bartolucci definì negli anni ’70 la Scuola Romana del teatro di ricerca, mi rendo conto che essa fu piuttosto una colonia eteroclita: Giancarlo Nanni di origine greca, Memè (Amelio) Perlini romagnolo, Leo de Berardinis e Simone Carella pugliesi, Giancarlo Sepe napoletano, Gianfranco Varetto torinese, Bruno Mazzali (il più ‘circostante’) di Latina, Andrea Ciullo calabrese, lo stesso Bartolucci – critico agonista, sempre in campo – romagnolo coi ...