Una
videopoesia di Shajil Anthru: “the Perfect Wound” (La ferita perfetta)
Shajil Anthru è uno scrittore,
poeta e curatore visionario letterario indiano multilingue e multigenere, la
cui opera cerca di ridefinire la letteratura per il mondo contemporaneo. Nato
il 27 gennaio 1968 a Thiruvananthapuram, nel Kerala, si è affermato come una
voce inconfondibile unendo una profonda indagine filosofica a una radicale
sperimentazione formale. Anthru scrive sia in malayalam che
in inglese. Il suo percorso, dai primi
fermenti creativi fino a concetti letterari innovativi e dirompenti, riflette
un impegno duraturo nel distillare la complessità nell’essenza, il dolore nella
chiarezza e il caos in una significativa semplicità.
Il legame di Shajil Anthru con le
parole è iniziato nell’infanzia, ispirato dal padre, il compianto K.M. Anthru,
noto scrittore di racconti e saggista in lingua malayalam. Ha pubblicato la sua
prima poesia in inglese all’età di undici anni e ben presto ha iniziato a
collaborare con storie, poesie e saggi per le principali riviste, sia in
malayalam che in inglese. La scrittura è diventata per lui sia un rifugio che
un atto di ribellione: un modo per orientarsi tra la solitudine, le complessità
familiari, la perdita e l'eterna ricerca di significato.
Ad oggi, Shajil Anthru è autore di
19 libri in malayalam e inglese, che spaziano tra racconti brevi, romanzi,
raccolte di poesie, saggi filosofici e forme sperimentali d’avanguardia. Ha
inoltre scritto e curato oltre 75 antologie internazionali e tradotto poesie,
narrativa e saggistica da diverse lingue verso l’inglese e il malayalam.
“La Ferita Perfetta” è una potente
visualizzazione poetica dell’interpretazione contemporanea di Shajil Anthru del
mito di Mahabali e delle domande più profonde e oscure che si celano dietro la
celebrazione di Onam. Parlando dall’Aldilà, Mahabali ricorda la festa che si
ripete ogni anno in omaggio a lui. Ricorda il suo sacrificio, la sua caduta, il
suo esilio e pone la domanda inquietante: basta il ricordo? In questa poesia,
Onam diventa più di una festa celebrativa. Diventa una meditazione sulla
memoria, la giustizia, il sacrificio, l’esilio, la perdita, la mitologia e il
dialogo incompiuto tra i vivi e i morti. Shajil Anthru trasforma la nota storia
di Mahabali e Vamana in un intimo lamento in prima persona. I leggendari tre
gradini diventano una triplice discesa: dalla terra, attraverso la crosta
terrestre, e infine nell’oscurità dell’Aldilà. La sua “ferita perfetta” diventa
una metafora di una ferita completa, non rimarginata e per sempre determinante.
La poesia mette inoltre in dialogo la mitologia di Onam del Kerala con le
grandi tradizioni letterarie di Omero, Dante, Shakespeare, Milton, Kalidasa,
Tagore, Rumi, T. S. Eliot e Yeats, pur rimanendo profondamente radicata nella
memoria culturale del Kerala.
L’opera letteraria di Anthru esplora la
mitologia, l’esistenza umana, la memoria, l’identità, la filosofia e le realtà
contemporanee attraverso forme poetiche distintive. “La ferita perfetta” è una
poesia che non tenta di rimarginare la ferita di Mahabali. Piuttosto, ci chiede
di ascoltare la voce che rimane, persiste oltre la sua celebrazione.
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