Plinio Perilli: versi
inediti da “Prima la gioia e poi la voce”
[ Plinio Perilli,
morto all’improvviso il 30 maggio u.s. a quasi 71 anni, era un poeta molto
generoso e torrenziale. E ai suoi amici (quorum ego) era solito inviare testi
inediti in abbondanza, anche per avere riscontri critici. All’inizio del 2026
Plinius mi inviò una intera nuova raccolta inedita intitolata Prima la gioia e poi la voce, nel cui vibrante dettato lirico-amoroso avevo ravvisato un palese
omaggio alla sua compagna-musa Alessandra ‘Nina’ Maroccolo, deceduta a febbraio
del 2023. In ricordo di ambedue, carissimi amici artisti con cui ho più volte
proficuamente collaborato su un piano sia letterario che teatrale, mi piace
pubblicare qui la terza sezione del libro, quasi profeticamente intitolata “Il
mio sogno è finito”, nonché la poesia finale della quinta e ultima sezione “Il
futuro parte dal tuo sguardo”. ]
******
Da “Il mio sogno è finito”:
Tutto
il corpo che serve all’anima
Forse
ci incontriamo anche
nei
sogni. Dopo tante parole
telefonate,
e la distanza ragionata,
vezzeggiata
d’affetto, l’Amore
si
dà appuntamento nella notte.
Al
buio ti bacia il seno, scava
di
carezze i tuoi piccoli fiumi
di
sospiri, i tuoi segreti rivoli
di
piacere. Se sei qui, amore,
prendimi,
guidami, aiutami
a
darti tutto il corpo che serve
all’anima,
tutti i baci che
ti
fanno e faranno donna.
Ora
apri gli occhi e dimmi
se
vedi Dio, se ci sposa
la
Luce. Sei diventata fiore.
*
O
sogno da sognare
Il
mio sogno è finito: esco
da
te, dal sogno, e mi ritrovo
a
sognarti. Baciarti mentre
parliamo,
suggere sospiri,
sotto
quella bianca lingerie
tepida
di pizzo. “Bella, bianca!”.
“Oh,
ti piace il bianco? Ti scelgo
il
bianco, preparo tutto il letto
bianco”…
E dentro il bianco,
c’è
la tua rosa rosea, la tua
linea
di carne, i tuoi petali
odorosi,
amata orchidea sacra
d’argento,
lieve rivolo d’estasi
arricciata
di spasimi; bagnata
come
a giurarmi ch’ero il solo
sogno
vero che potesse aprirla,
visitarla,
onorarla, ridestarla...
Ma
è il tuo sguardo che è d’oro:
brucia
di sorriso, sembra s’infiammi
per
la gioia. Il sogno continua,
s’infiamma
di baci… O sogno
da
sognare, non finire, non
lasciarmi
prima d’avermi detto
che
solo ora ti accoglie come
una
sposa che venga dal lucernario
e
svoli oltre il buio… Sussulti, freni,
vibri
un sogno; lo gridi nostro,
il
sogno: ma prima lo sussurri.
*
Dove
stanno le stelle
Prona,
nella notte che rabbuia
–
lo chiedi, lo precisi: Si dice
prona?... – e mi sceneggi
il
tuo letto, il tuo sguardo,
la
tua emozione: lassù,
dal
lucernario, un lampo,
che
bagliore! Piove, pioverà?
Oggi,
domani, cosa importa?
Poi
mi chiedo, senza dirtelo:
Dove
stanno, le stelle? E
subito
le sento: Sono in cuore.
Perché
sei tu, la mia stella.
Io
sogno d’esserti lampo,
deflagrarti
amore.
*
“Buon
giorno, Anima!”
“Buon
giorno, Anima!” mi dice
la
tua. Ambasciatore ne è
il
corpo, ed anche complice,
stratega
idealista; quasi socio
in
affari… Già squillante la voce,
come
nata dalla luce del primo
mattino.
E mi fa lieto. Rasserena.
Ma
rimpiango la tua voce, la tua
anima
soffice, appena accennata,
che
coperta, schiacciata di piacere
sussurrava,
battezzava il mio nome.
Nessuno,
sai, può chiamarmi così.
Solo
tu quando gemi, godi come
sognano
di fare gli angeli, che
ci
spiano forse l’Amore quando
gli
umani mettono le ali,
penetrano il cielo...
*
Alla
notte è nata la luce
La
notte, l’agguanti anch’essa
come
una parola d’amore… Lei
ti
sveglia, tu la baci a morsi,
vispa
come ci si sveglia a un
allarme!...
Balzi giù dal letto.
E
lì cominciano i riti, sparsi
per
la casa. Lavarsi farsi bella…
Di
più, perché già bella lo sei.
Le
creme, gli occhi, la pelle
come
a nutrire tutte le future
carezze,
suggere i baci alla fonte
delle
labbra. Il rossetto è un patto
divino.
E tutto il resto: vestirsi,
ché
già ti sei lavata, profumata.
Che
mutandine metterti, che
reggiseno?
Gonna o pantaloni?,
serica
quale camicetta, giacchetta?
La
colazione è un rito di zuccheri
e
sapori: il caffè, è l’amante da far
salire,
sprizzare, impazzire; il latte
pure
lo scaldi, lo invogli fino alla
crema,
e ti delizi di farlo tuo…
La
notte non c’è più, diventa giorno.
Così
la musica t’entra dentro. E
se
poi chiami o ti chiama un nome,
non
può essere altro che quello
dell’Amore!
Il nome che ti sia tuo,
già
parli e ridi; o lo sbeffeggi tenera,
ma
perché ti sai, ti senti amata…
Ed
ora che il cielo è diventato cielo,
e
alla notte è nata la luce, s’è
trasmutata
in giorno, tu hai un
sorriso
tutto nuovo, non lo stesso
di
ieri, o forse è più bello! Vorrei
poterlo
sentire uno specchio anche
al
mio, l’inizio del lavoro devoto
della
luce, ché io ti baci fino a
diventare
un sogno che è solo mio,
sogno
di te con me, nel noi. Fino
a
che ci sommiamo, e rinasciamo.
*
Ho
detto talamo...
Ho
detto talamo – e pensavo alcova!
Incredibile
lapsus, che i significati
li
sovrappone, li svela o rivela fin dentro…
Quando
vince l’Amore, la sua alcova
resta
sempre un talamo, dove i sensi
s’incoronano
e si mischiano, baciano
tutto
il corpo in piena Luce – consacrato
di
Piacere… Ho detto alcova, e pensavo
…
talamo. Non eravamo solo io e te:
a
letto c’erano anche i nostri sogni,
e
i desideri, i progetti, il fervore
d’una
speranza fitta tra corpi e anime.
Ora
debbo accettare di lasciarti libera
tra
ragnatele e percorsi esemplari.
*
Da “Il futuro parte dal tuo sguardo”:
Riamato
I
veri corpi sono sempre prigionieri
o
schiavi delle anime… Il potere
è
mentale, trasparente. Ci si libera
rapiti
d’amore, tra gioia e struggimenti.
Ieri
t’amavo, e il mio piacere si faceva
l’esame
di coscienza, s’agghiacciava
di
sensi di colpa. Chi hai amato prima,
se
l’hai amato, o stai tornando ad amare…
Amare,
essere amati… Anche tu ora
mi
parli del passato, tu che vivi solo
il
presente, o sei, apri tutto il futuro…
Il
mio corpo ti bacia l’anima fino a farla
sanguinare,
dilaniarti la bocca, soffusa
come
un fiore divorato, nome inghiottito.
Le
tue parole sono sospiri forti, languori.
L’anima
ruggisce in silenzio il suo alfabeto.
Il
corpo ora insegna all’amore a rispettare
il
piacere. Mi scoppia il cuore davvero
di
gioia! Torno felice e merito il tuo nome,
la
tua stella che m’esploda come un nuovo
Big
Bang:
Plinio ama Iride, riamato...
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Plinio Perilli (Roma, 1955-2026) ha esordito come
poeta nel 1982, pubblicando un poemetto sulla rivista “Alfabeta”. La sua prima
raccolta è del 1989, L’Amore visto dall’alto (finalista quell’anno al
Premio Viareggio). Seguono i “racconti in versi” di Ragazze italiane
(1990). Chiude una sorta di trilogia della Giovinezza con il volume Preghiere
d’un laico (1994), che vince vari premi internazionali: il Montale, il
Gozzano e il Gatto. È anche critico e saggista, curatore di molti classici,
antichi e moderni, nonché di un’apprezzata antologia interdisciplinare, Storia
dell’arte italiana in poesia (1990).
Presentati da
Giuseppe Pontiggia, i Petali in luce (1998) sono un vero e proprio
calendario lirico-emotivo, ma anche snodo stilistico ed epocale. Dello stesso
anno un grande studio sul ’900 italiano in rapporto all’idea di Natura (Melodie
della Terra. “Il sentimento cosmico nei poeti italiani del nostro secolo”).
Una raccolta antologica delle sue poesie, Promises of Love (Selected
Poems), è stata tradotta in inglese da Carol Lettieri e Irene Marchegiani, ed
editata a New York nel 2004 presso le Gradiva Publications della Stony Brook
University.
Ricordiamo anche un suo vasto, intrecciato
compendio sui rapporti fra il cinema e tutte le altre arti (Costruire lo
sguardo. “Storia Sinestetica del Cinema in 40 grandi registi”, 2009), per
rendere finalmente omaggio a tutte le magiche sinestesìe che intrecciano
e irradiano, insieme, l’ispirazione e l’immaginario.
Un moderno, vissuto canzoniere – quasi un
romanzo in versi – sull’Amore in tutte le sue sfumature e sfaccettature,
dedizioni e rivoluzioni, è il volume Gli Amanti in Volo (poesie
1998-2013), 2014. Recente l'uscita dei suoi poemetti civili, raccolti
nell'ampia silloge Museo dell'Uomo (1994-2020), 2020.
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