Una nuova collana di
poesia: “ExtraVaganti”
di Paolo Allegrezza
“ExtraVaganti” è il nome di una nuova collana di poesia che da giugno 2024 è pubblicata da Vita Nostra edizioni. È dedicata ad autori che si collocano nel segno della sperimentazione e della contaminazione dei linguaggi. Propone monografie di poeti visivi e artisti che abbiano scelto di ibridare il proprio lavoro per attestarsi su una linea di confine mobile in cui i generi si dissolvono; non nel senso di un generico eclettismo, ma come messa in crisi dei linguaggi codificati e dell’odierno ossequio all’intrattenimento. È l’utopia dell’arte totale praticata sin dalle avanguardie del ’900 e ripresa in Italia anni dopo da Adriano Spatola e dal suo laboratorio del Mulino di Bazzano; un’idea del lavoro creativo come creazione di suoni distonici, allegorie del possibile, strade da percorrere con libertà. Secondo un superamento della dicotomia tra chi persegue l’eversione linguistica e chi vi associa un esplicito antagonismo di natura politica. L’antica polemica tra Sanguineti e Villa non è più proponibile, oggi la rarità è attestarsi su una linea alternativa al belletrismo imperante, non certo la contrapposizione fra poetiche a diversa vocazione eversiva.
ExtraVaganza è sinonimo di avanguardia, parola ormai
difficile da pronunciare almeno in ambito letterario ché nella critica d’arte,
si pensi al recente libro di Vincenzo Trione (Rifare il mondo. Le età
dell’avanguardia, 2025), i giochi sono, come sempre, molto più aperti.
Nonostante i requiem periodicamente dedicati, l’avanguardia continua a
riemergere di quando in quando dimostrando una vitalità insospettata; il che
legittima una iniziativa dedicata che voglia cartografare voci meno celebrate
rispetto ai nomi più gettonati del Gruppo ’63, ricostruire genealogie,
individuare nuovi, possibili percorsi. Testi da leggere come creatori di
connessioni, cassette degli attrezzi da utilizzare finché serve, che non sono
lì per essere interpretati, ma assimilati. Forse è in questa rinnovata veste di
vettore di trasformazione in grado di dirci non ciò che siamo ma ciò che
possiamo diventare che l’avanguardia ha ancora qualcosa da dire. Scritture che
attivino in noi processi di divenire senza rete. È in questa prospettiva
deleuziana lontana dalle ideologie che l’avanguardia e la stessa critica
possono trovare una rinnovata ragione d’essere; divenendo parte di un lavoro
collettivo che proponga nuove figurazioni utili a rovesciare con lo sberleffo
sovversivo dei segni il plumbeo scenario tecnocratico che sembra dominarci. La
collana propone monografie che intendono fornire una lettura critica degli
autori selezionati, l’intento è di fornire strumenti agili in grado di dare una
sintesi esaustiva dei diversi percorsi poetici. Ha aperto la collana un volume
del sottoscritto dedicato a Carmine Lubrano, una delle voci più attive e
resistenti sul fronte di una poiesi espressionista e neo barocca; a seguire,
Francesco Muzzioli ha presentato il lavoro pluridecennale del “classico
dell’avanguardia”, Giovanni Fontana, il poeta, performer, artista visivo, una
delle voci di punta della ricerca a livello internazionale; Francesco Aprile si
è dedicato a Francesco Saverio Dòdaro, il grande sperimentatore salentino,
fondatore di movimenti e riviste, sostenitore di una scrittura al contempo
situata ma aperta al superamento dell’oggetto - libro; sempre il sottoscritto,
assieme a Elisabetta Longari, ci siamo occupati della scrittura di Fausta
Squatriti sul doppio versante della produzione poetica e della critica d’arte,
un esempio di artista non riconciliata disponibile ad utilizzare parola e segno
come dispositivi di demistificazione; infine, Carmine Lubrano ha dedicato un
omaggio “poietico”, nella forma di un saggio in versi, alle figure di Luciano
Caruso e Stelio Maria Martini, i due padri dell’avanguardia napoletana, attivi
fin dai primi anni ’60.
Oltre a Francesco Saverio Dodaro, la collana si
propone di recuperare la voce di Antonio Verri, è in uscita il volume di Laura
Cammarota, ricostruendo così una genealogia della sperimentazione salentina
spesso dimenticata dalle cronache letterarie ufficiali.
Entro la fine del 2026, prevista una monografia di
Laura Monaldi dedicata a Kiki Franceschi, figura chiave per comprendere il
lavoro sull'intermedialità, dove la parola poetica e il segno visivo si fondono
in un unico dispositivo espressivo. Ogni volume si presenta non come una
semplice antologia, ma uno strumento agile che offre una lettura critica, una
bibliografia aggiornata e una selezione di produzione verbo-visuale, rendendo
accessibili percorsi artistici solitamente frammentati e difficili da reperire.
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