Quando la MUSIca si sposa con le immagini di video e cinema

 

di Desirée Massaroni

 

Note di celluloide (SensoInverso Edizioni, Ravenna, 2026, € 13,00) configura un lavoro inedito di Alessandro Ticozzi che in questo volume raccoglie una serie di testimonianze legate al rapporto tra il cinema italiano e la musica leggera — da Modugno ai Maneskin, includendo artisti come Lucio Dalla, Mina, Fabrizio De André, Adriano Celentano, Renato Zero, Fiorella Mannoia, Francesco De Gregori, Vinicio Capossela, Riccardo Cocciante, Paolo Conte, Elisa — e racconta come la musica abbia influenzato il cinema italiano, il racconto per immagini, sia sul piano personale che su quello creativo per molti professionisti del settore.

Uno sguardo indubbiamente originale e portato avanti con la consueta competenza certosina dell’autore e che amplia il panorama di focus critico di Ticozzi sul cinema, guardando anche alla musica, ambito in cui egli dimostra dimostra di avere eguali passione e conoscenza.

A una prima analisi il libro si distingue almeno per due caratteristiche:

la prima è quella di offrire uno spaccato intergenerazionale in quanto raccoglie contributi di protagonisti del cinema (film, documentari, ma anche autori di videoclip) e della musica italiana da metà degli anni ’60 fino ai nostri giorni. Impresa non scontata e non facile e che – in maniera non didascalica – permette al lettore di elaborare un percorso storico-critico.

L’altro aspetto è che Ticozzi ‘spazia’ nel mondo cinematografico e audiovisivo raccogliendo contributi di registi come Pupi Avati, che firma anche l’introduzione, ma anche di attori come ad esempio Sergio Castellitto, Neri Marcorè, di sceneggiatori, nonché di musicisti come Ivano Fossati.

La modalità di racconto e analisi scelta è sempre quella dell’intervista in cui però l’autore ‘sparisce’ lasciando parlare i vari interlocutori; nell’impossibilità di citare tutti, è possibile però enucleare almeno dei gruppi di intervistati.

Il primo riguarda i contributi ad esempio di Bendo, Cosimo Alemà, Enrico Maria Artale ovvero registi che hanno lavorato per noti cantanti del panorama musicale più recente. Bendo (duo di registi formato da Lorenzo Silvestri e Andrea Santaterra) ha realizzato Sbagliata ascendente leone, un Film documentario italiano su Emma Marrone. Cosimo Alemà – uno dei più importanti autori italiani di videoclip – nel 2016 ha realizzato il lungometraggio, Zeta - Una storia hip-hop, ambientato appunto nel mondo dell'hip-hop, che vede la partecipazione di molti famosi rapper italiani e autori pop come Fedez. Enrico Maria Artale che firma la sceneggiatura del documentario This is Maneskin diretto dagli YuNuts!

Questi tre contributi restituiscono un ritratto artistico, tanto professionale quanto umano dei cantanti con cui hanno lavorato e soprattutto le differenti modalità anche di collaborazione fra un autore audiovisivo e un cantante o musicista nell’ottica poi di lavori dedicati a tali artisti. A questo gruppo si collega un altro regista come, ad esempio, Giandomenico Curi autore di Ciao ma'..., un film musicarello del 1988 dedicato a Vasco Rossi e di cui Curi con acutezza descrive le motivazioni profonde per cui Vasco riesce con le sue canzoni a intercettare dei bisogni individuali e collettivi di più di una generazione.Inizio moduloFine modulo

Poi ci sono i racconti di registi cinematografici come Tinto Brass, Fausto Brizzi, Roberto Faenza, Carlo Verdone, Giuseppe Piccioni in riferimento, invece, alle collaborazioni per le colonne sonore dei loro film. E quindi il rapporto fra Brass e Zucchero per Snack Bar Budapest, Brizzi e Antonello Venditti per Notte prima degli esami, Carlo Verdone e Lucio Dalla per Borotalco, Piccioni e i Baustelle per Giulia non esce la sera, Faenza con Carmen Consoli e Goran Bregović per I giorni dell’abbandono. Interessante è anche il ritratto artistico di Giovanni Veronesi rispetto a Elisa per la sua duttilità e istintività nel comporre la colonna sonora per il film L’ultima ruota del carro.

Un caso originale è quello di Sconcerto rock che è un film del 1982 diretto da Luciano Manuzzi, prodotto da Bernardo Bertolucci. Girato a Bologna con protagonista Victor Cavallo, il film vanta un cameo di Gianna Nannini (anche autrice della colonna sonora) di cui Mannuzzi restituisce un ritratto personale consustanziale anche all’approccio professionale e artistico della celebre cantante senese con la musica, con il suo fare musica.

Nel libro trovano spazio anche sceneggiatori, come Isabella Aguilar, autrice del film Un’avventura diretto da Marco Danieli. La nota e importante sceneggiatrice approfondisce la sua collaborazione con Mogol per l’elaborazione dello script rispetto soprattutto alla comprensione del senso e del significato delle canzoni più famose di Mogol-Battisti, offrendo peraltro un ritratto molto puntuale e suggestivo pure della personalità del celebre paroliere.

Il libro vanta anche testimonianze che raccontano i rapporti tra attori e cantanti musicisti: tra i casi più interessanti quello di Donatella Turri e Chiara Conti. La prima, co-protagonista con Luigi Tenco del celebre film La cuccagna diretto da Luciano Salce, offre un raffinato ritratto sia del regista che del compianto cantautore affermando: «Luigi Tenco era una persona seria sul lavoro, molto preciso e pignolo (…) . Ha sempre vissuto in un modo un po’ suo: ce l’aveva su con l’universo, era sempre in guerra con tutto e tutti. Però ne ricordo la bravura nel film, e soprattutto la grande generosità verso gli altri (…)».

Chiara Conti invece racconta la sua interpretazione nel film Musikanten e Niente è come sembra diretto da Franco Battiato. Probabilmente la testimonianza della Conti è una delle più toccanti in cui l’artista coincide con la persona. Afferma su Battiato: «Fiducia, energia, creatività, giocosità, purezza, semplicità in tutta la sua complessità (…) Franco mi ha insegnato moltissimo: l’umiltà dei grandi, la trasparenza nelle emozioni, la potenza degli abbracci, la voglia di stare assieme, la necessità del confronto (…) Per Niente è come sembra ci presentò un copione di 16 pagine (…). E lui con quella sua leggerezza e quasi innocenza ci disse: “Se sono poche ripeteremo il copione più volte!!”».

Non mancano infine gli attori che hanno interpretato cantanti – che non hanno conosciuto di persona –  sullo schermo, come Giuseppe Fiorello, noto per le sue interpretazioni di artisti della musica italiana e in particolare Domenico Modugno e Serena Rossi interprete di Mia Martini.

Altre testimonianze riguardano cantanti che hanno svolto ruoli di attori come Gianni Morandi nel film di Edoardo Gabriellini, Padroni di casa.

Il libro si conclude con un’intervista ad Ivano Fossati compositore di ben quattro colonne sonore per i film di Carlo Mazzacurati: Il toro, L’estate di Davide, La lingua del santo e A cavallo della tigre.

Fossati racconta di un suo profondo interesse per il cinema di Mazzacurati, estraneo alle regole del mainstream e di una sensibilità musicale interiore che consentiva non solo di comprendersi facilmente, ma anche di avere una visione poetica e delicata del fare cinema e musica assieme.

Scrive Fossati: «Aveva il chiodo fisso di filmare i maestri prima che fosse troppo tardi, di fermare i loro pensieri e gli sguardi. In realtà anche lui era un maestro, uno di loro (…) mai abbastanza celebrato o almeno ricordato».

 

Note di celluloide - Alessandro Ticozzi - Libro Sensoinverso Edizioni 2026 | Libraccio.it

 

Breve intervista ad Alessandro Ticozzi

 

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?

Dopo aver debuttato nella critica televisiva e in quella teatrale, volevo esordire anche in quella musicale: al di là dei numerosi saggi cinematografici sinora editi. Non essendo un giornalista musicale iper-accreditato, già per L'inviato dalla rete 2 la difficoltà a raggiungere direttamente i grandi della musica leggera italiana – salvo Gino Paoli, Eugenio Finardi e Roberto Vecchioni – m'aveva condizionato a intervistare chi aveva dedicato loro dei libri e collaboratori più approcciabili. Per questo Note di celluloide ho semplicemente focalizzato il tiro sulle personalità del nostro cinema disponibili a raccontarli: lo considero infatti in qualche modo una costola di L'inviato dalla rete 2, di cui non a caso ripropongo alcuni interventi.

 

Ci sono dei contributi che ti hanno particolarmente colpito?

Tutti sono stati utili a costruire questo ritratto corale dei protagonisti di circa sessant'anni di storia della musica leggera italiana attraverso tale angolatura, e pertanto sono stati tutti importanti allo stesso modo per me.

 

Come è avvenuto l'incontro o l'intervista con Ivano Fossati? Che impressione hai avuto di lui come uomo e artista?

È sicuramente uno dei massimi cantautori italiani, oltretutto autore di brani indimenticabili, anche per alcune delle nostre più importanti voci femminili: pertanto sono stato felicissimo di poterlo intervistare per la chiusa del libro, sia pure tramite email.

 

Quali sono i tuoi gusti musicali?

Cantautorato italiano anni ’60-’70, ma anche interpreti femminili e gruppi musicali nostrani di quegli stessi anni.

 

Stai scrivendo un altro libro?

Sì, ho in programma nuovi saggi cinematografici.

 

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