“MULTIVERSO TOTI – 1924-2024”
[ Il volume Multiverso Toti 1924-2024
(Studi sulla figura e l’opera di Gianni Toti) a cura di Giovanni
Fontana e Silvia Moretti pubblicato dalle Edizioni Gottifredo (Alatri, 2025)
raccoglie gli atti del convegno che aveva celebrato il centenario della nascita
dello scrittore e poliartista romano, tenuto ad Alatri, a Palazzo Gottifredo,
sede della Biblioteca Totiana, il 18 ottobre 2024. Interventi di: Antonio
Belfiore, Marcello Carlino, Giovanni Fontana, Sandra Lischi, José-Carlos
Mariategui, Silvia Moretti, Francesco Muzzioli, Chiara Portesine, Marco
Palladini, Massimo Raffaeli, Tarcisio Tarquini. Qui di seguito pubblichiamo
l’introduzione firmata da Fontana. ]
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di Giovanni Fontana
La biblioteca di Gianni Toti, da lui raccolta
nel tempo a Roma, in via dei Giornalisti, e custodita successivamente in via
Ofanto, in quella che Pia Abelli Toti volle chiamare «La Casa Totiana», viene
trasferita ad Alatri nel 2022, dove è accolta dall’Associazione Gottifredo,
donataria, negli spazi dell’omonimo palazzo storico. Nasce così la Biblioteca
Totiana, di cui l’Associazione assume l’onere della conservazione nella sua
integrità e specificità, con l’impegno alla valorizzazione del patrimonio culturale,
che nel caso specifico del nostro poligrafo e videopoetronico romano è
vastissimo.
Le ragioni per cui Pia Abelli Toti abbia deciso
di scegliere la città di Alatri per la conservazione del patrimonio
archivistico e librario di Gianni Toti, dichiarato bene di interesse storico
particolarmente importante dalla Soprintendenza Archivistica e Bibliografica
del Lazio, sono molteplici. Oltre ai legami tra lo scrittore e la Ciociaria,
dovuti a frequentazioni diverse per letture, festival, convegni e progetti
editoriali, il motivo principale è da individuare nelle sue amicizie in loco,
ravvisabili a distanza di tanti anni in alcuni componenti dell’Associazione,
che per celebrare il centenario della sua nascita si attivano oggi per
organizzare un primo convegno di studi e dare alle stampe il primo volume
dell’opera completa.
L’Associazione Gottifredo ha già provveduto,
sotto la direzione di Silvia Moretti, alla sistematizzazione dei volumi,
ricostituendo l’ordine originario, e ha avviato l’opera di digitalizzazione del
cospicuo patrimonio di inediti, carteggi, appunti di lavoro, disegni, ecc. Ma
ovviamente ci sarà ancora molto lavoro da fare, specialmente per quanto
riguarda gli aspetti storico-critici.
Con Multiverso Toti, 1924-2024,
giornata di studi svolta il 18 ottobre 2024, è stato compiuto un primo passo
significativo in tal senso. Il convegno ha trattato aspetti salienti dell’opera
totiana, tanto complessa e articolata, quanto singolare, sia per il lavoro
sulla
parola e dentro la lingua, sia per l’orientamento intermediale e gli
sconfinamenti progressivi che lo condussero a frequentare i territori
cinematografici e videografici, da cui nascerà quella poetronica che lo porrà
all’attenzione internazionale. La conquista fu frutto della sua curiosità
mediale, strettamente collegata allo specifico della pratica letteraria, entro
la quale riconobbe il seme di ogni possibile prospettiva di sviluppo, anche in
senso politico, pur non trascurando, come vedremo, di coltivarlo in altri
ambiti. Gianni Toti non sposò quell’engagement che
caratterizzava l’opera di molti autori a lui contemporanei, tutto di
superficie, affidato all’esposizione secca del significato, organizzato cioè su
un piano strumentale, secondo fini esclusivamente contenutistici, bensì volle
ricercare un rapporto col mondo attraverso la materialità della scrittura, le
forme del testo, dove l’invenzione linguistica segna i tratti di una realtà che
appare, folgorante, nell’articolazione del significante che si configura in sé
politico.
Per Gianni Toti la tessitura
formale si affaccia sul senso e ne decreta lo spessore. I suoi testi poetici,
pertanto, aprono squarci di significato nelle operazioni di chirurgia lessicale
che va compiendo con lucidità di spirito su due fronti: da un lato quello
caustico, pervaso di ironia, rivolto al mondo della riprovevole banalità
corrente; dall’altro quello indagatore, che si fa strumento di conoscenza. È
quest’ultimo che rivela le altre facce dell’essere, in infinito divenire:
funzioni spaziali delle trasfigurazioni possibili.
Quello di Toti è un continuo
ricercare fuori da ogni pista battuta, anche se non rinuncia al confronto con
le epifanie offerte da coloro che nella viandanza poetica riconosce come
compagni di strada. Nel suo disegno videopoetico incontriamo, per esempio,
Baudelaire o Rimbaud, passando per Leopardi, Mallarmé, Gertrude Stein, fino a
Majakovskij e Chlebnikov, Magritte e Man Ray.
Gianni dichiara di
attraversare specchi, alla maniera del personaggio di Lewis Carroll. Si pone,
così, come poeta erratico, fuori dalle compagini dell’avanguardia più o meno in
odore di ufficialità o compromessa con giochi di potere. Gianni dopotutto amava
essere un battitore eccentrico, libero di agire fuori da qualsiasi schema,
senza mai rendere conto a nessuno. Un po’ come, in quegli anni, accadeva con
Emilio Villa, Edoardo Cacciatore o, per molti versi, Adriano Spatola.
Dovranno certamente seguire
numerosi appuntamenti per abbracciare l’intera opera di Gianni Toti,
considerando anche il fatto che molti aspetti del suo lavoro sono ancora poco
noti. Per esempio, gli scritti giornalistici, da cui emergono, come ha
testimoniato il convegno alatrense, novità di notevole interesse, legate
all’altro volto del suo impegno civile: quello militante, dapprima nelle file
partigiane e poi nel mondo politico e sindacale, come collaboratore e direttore
di importanti testate giornalistiche. E ci saranno, inoltre, da studiare la sua
opera grafica e i suoi appunti verbo-visivi. Senza contare gli inediti: dai
testi poetici, ai taccuini, dai fogli di lavoro, ai carteggi, ecc. Si tratta di
un impegno di cui la Biblioteca Totiana si farà carico, non solo per adempiere
al proprio compito istituzionale, ma per sottolineare l’importanza del ruolo
che Toti ha svolto nel Novecento e dell’influsso che continua ad esercitare
sulla contemporaneità.
Gli interventi proposti nel
convegno sono stati qui raccolti in quattro sezioni. La prima, Il corpo
del significante e la lucidità acrobatica, è aperta da Francesco
Muzzioli, già analista totiano in diverse occasioni. Lo studioso sottolinea
come il poeta lavori all’interno del linguaggio per massimizzarne la
polivalenza, bypassando miraggi decostruzionisti e individuando sorprendenti
prospettive «neoplastiche».
Chiara Portesine si occupa del
polimorfismo dell’io totiano, che in una girandola proteiforme veste maschere
differenti, da quelle tecnologiche e elettromeccaniche da uomo-macchina, a
quelle ibride dell’uomo-animale o dell’uomo-vegetale, fino a quelle del
«cosmantropiteco» che scopre il profilo inquietante del post-umano, peraltro
più volte tratteggiato nella geometria visionaria dei suoi disegni. Basti
osservare l’immagine scelta per la copertina di questo libro.
Marcello Carlino sottolinea la
tensione di Toti verso l’opera totale, caratterizzata da una sperimentazione in
progress che si nutre dell’humus delle
avanguardie storiche, in particolare del cubo-futurismo russo, di cui, però,
rielabora su nuove basi i principi della Zaúm, originariamente
fondati su un fonetismo che ipotizzava evoluzioni del tutto fuori dalla gabbia
della lingua. Al contrario, come osserva Carlino, al centro del progetto
dell’opera totale di Gianni Toti, «vi è una sperimentazione linguistica e
tecnologica, dove la tecnica non è fine a sé stessa, ma forza liberatrice e
critica del presente».
La seconda sezione è dedicata
a Sentire rivoluzionario e spazio caosmico. Qui, la
questione intermediale è oggetto dell’attenzione di Antonio Belfiore.
L’orientamento delle prospettive di ricerca di Toti, perfettamente consapevole
delle dinamiche e dei possibili sviluppi, si muove in chiave sonora e
performativa, anche grazie alla molteplicità sensoriale dei testi, attivata da
caratteri multimodali. Attraverso questi processi è possibile cogliere
quell’indicibilità, in dialogo con intenzionalità politica del poeta, tutta
interna all’articolazione del significante.
Marco Palladini coglie tale
intenzionalità politica e ci racconta della Ballata del Futuremoto,
uno spettacolo da lui ideato e diretto, realizzato nel 2009 partendo dall’opera
di Gianni Toti. Il lavoro, inscenato all’Atelier MetaTeatro di Roma di Pippo Di
Marca, si proponeva di condurre un articolato viaggio filosofico-poetico nel
territorio dello spaziotempo ‘caosmico’ totiano. Un viaggio teatrico nel
‘totiverso’, indispensabile per apprezzare la componente sonora-performativa,
indicata da Belfiore.
L’occhio divergente e la
parola videotronica è la sezione in cui ci si
sofferma sulla produzione cinematografica e videotronica di Gianni Toti.
Massimo Raffaeli si occupa del
film E di Shaùl e dei sicari sulle vie da Damasco, il
lungometraggio totiano del ’73, marcatamente sperimentale per le modalità di
scrittura, per gli espedienti tecnici e le scelte linguistiche, presentato al
festival del cinema di Venezia non senza polemiche, ma che la critica,
nonostante alcune accuse di intellettualismo ed ambiguità, accolse con
interesse. Il radicale processo di mutazione di San Paolo è affrontato secondo
un’ottica metalinguistica e visionaria, del tutto opposta al «cinema di poesia»
di Pasolini, che, prima di Toti, sperava di girare un film su Paolo di Tarso
situandolo nel clima teso della contemporaneità.
Raffaeli, tra l’altro,
illustrando le sue memorie personali legate alla storia di questo
lungometraggio, ci offre un gustoso ritratto di Gianni Toti oratore, proprio
come molti lo ricordano: «sapienza linguistica che assecondava il suo pensiero
in atto tramite continue invenzioni lessicali e torsioni sintattiche, aneddoti,
citazioni e imprevisti giochi di parole».
Sandra Lischi, tra i maggiori
esegeti della videoarte di Gianni Toti, attraversa la stagione poetronica,
sottolineando come la parola poetica non sia solo alla base del lavoro
testuale, ma costituisca anche il fondamento della sua arte elettronica. Lischi
osserva come, partendo da Hölderlin, precisamente dalla frase che viene
pronunciata da Toti stesso in Planetopolis, «abitare poeticamente
il mondo», si possa arrivare alla giusta conclusione che «Gianni Toti abita
poeticamente la videoarte», portandovi dentro un immenso bagaglio culturale, la
sua curiosità e la sua passione politica, rivolta «alla dimensione umana e
sociale e corale dell’esistenza».
A conferma di tale tesi in Videogerminazioni
poedinamiche & altre ghirlande ineffabili viene effettuata
una ricognizione tra le carte conservate nell’Archivio Totiano alla ricerca di
segnali che consentano di riconoscere, tra i caratteri stilistici di Gianni
Toti, quelli che preparano la videopoesia. Ne emergono molteplici osservazioni
videografiche e concettuali sulle avanguardie storiche e, più in generale, sui
tratti materici della poesia.
José-Carlos Mariátegui ci
racconta, invece, di una esperienza di poesia digitale generativa, frutto della
collaborazione tra Gianni Toti e Francesco Mariotti al Videoart Festival
di Locarno nel 1985, basata sull’installazione interattiva Pappagallo
2, creata dall’artista svizzero-peruviano.
L’episodio rivela che
l’interesse di Gianni Toti per le arti elettroniche andava oltre i confini
della videoarte, visitando su nuove basi gli esperimenti digitali realizzati da
Nanni Balestrini nel 1961: per Tape Mark 1, aveva lavorato con un
calcolatore IBM, in cui un algoritmo generava combinazioni casuali di testi
preesistenti. Seminare la scrittura in un contesto digitale, intermediale,
sinestetico e interattivo, rappresenta per Toti uno dei modi di procedere verso
quell’‘arte totale’, le cui radici, secondo Mariátegui, sono già rintracciabili
nel progetto wagneriano. In questo senso Toti rivisita le prefigurazioni delle
avanguardie e respira l’atmosfera di quella ‘poesia totale’ che fu vessillo
delle posizioni teoriche di Spatola, con il quale collabora nel ’70 in
occasione della pubblicazione dell’antologia Geiger n° 4.
Per Mariátegui, la scrittura
di Toti, di per sé frutto di funambolici innesti lessicali, di scomposizioni e
ricomposizioni, di efficaci neologismi, risultava particolarmente funzionale
alla rigenerazione, anche con le prime applicazioni dell’intelligenza
artificiale: intelligenza che, tuttavia, spesso non reggeva il confronto con
gli input totiani, generando risultati deludenti e privi
di significato.
Concludono il volume gli interventi di Tarcisio
Tarquini, Silvia Moretti e Daniele Poletti. Tarquini si occupa degli scritti
giornalistici e, in particolare, del ruolo svolto da Toti nel settimanale della
CGIL, «Lavoro», che fu da lui radicalmente rinnovato, avendo assunto la
funzione di direttore responsabile dal 1952 al 1958. La grande novità
introdotta da Toti fu quella di orientare il giornale verso un nuovo modello di
società, in cui intorno al lavoro si creasse ampio spazio dedicato ai valori
della cultura e della solidarietà. Silvia Moretti fornisce una cronologia della
distribuzione dell’opera video di Gianni Toti attraverso festival, rassegne,
eventi (1980 – 1990), nonché informazioni sull’archivio e sulla biblioteca,
illustrando lavori in corso e progetti di sviluppo. Poletti, impegnato come
editore nella pubblicazione dell’opera omnia di Gianni Toti, in chiusura,
rivendica il ruolo fondamentale dell’editoria minore: la sola a garantire la
diffusione di quelle scritture che si sottraggono «alle risposte orientate
verso una verità dogmatica, quella verità che non lascia scampo all’ombra per
eccesso di chiarezza, ma che prospera nella povertà del codice».
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