“La scuola delle mogli” di molière: le molte contraddizioni del maschile verso il femminile

 

di Desirée Massaroni

 

Zone Silenziose è il nome di una giovanissima compagnia composta da dodici attori, nata da un laboratorio teatrale svoltosi all’Università La Sapienza di Roma. Un progetto a dir poco coraggioso e ammirevole in un panorama teatrale che, per ragioni ormai note, privilegia sempre più spesso spettacoli con uno o due interpreti in scena (fatte salve, naturalmente, le grandi produzioni).

Sotto la regia di Roberto Andolfi, la compagnia ha portato in scena La scuola delle mogli di Molière, rappresentata per la seconda volta a Roma il 6 e 7 febbraio allo Spin Time Labs.

La vicenda ruota attorno ad Arnolfo, che adotta la giovane Agnese e la educa in modo rigidamente controllante per poterla sposare senza temere il tradimento. La ragazza, però, si innamora di Orazio. Arnolfo tenta di impedirlo organizzando in fretta il matrimonio, ma la rivelazione finale — Agnese è la figlia di Enrico — le restituisce la libertà di scelta: potrà così sposare Orazio, mentre Arnolfo resta sconfitto.

Andolfi ambienta l’opera nell’Italia degli anni Cinquanta, costruendo un impianto registico e interpretativo che, pur conservando la vis comica e ironica di Molière, mette in evidenza — anche attraverso il movimento scenico — le dinamiche di potere sottese al testo.


 La compagnia teatrale Zone Silenziose


Lo spettacolo – non a caso – si apre con una serie di geometrici e ritmati movimenti scenici di finestre e porte poste su carrelli rotanti disegnando una scenografia in cui i personaggi si dispongono in maniera armonica e calibrata suggerendo anche una prospettiva plurima di ognuno. Come anche dei gruppi, come quello ad esempio delle serve, del signore, dell’innamorato. Una parte degli interpreti invece è seduta sulle prime file della platea come se osservasse da fuori.

Osserva cosa?

Gli oggetti di scena diventano simboli di controllo verso l’esterno e, al contempo, di ingabbiamento verso l’interno: verso l’altro, verso la donna, ridotta a oggetto da manipolare, sorvegliare, educare. Le servette, nei loro movimenti meccanici, nella gestione degli oggetti domestici e persino nell’esecuzione violenta — a colpi di bastone — ai danni del povero Orazio, restituiscono un’interpretazione giocata sulla tensione corporea, sulla reattività, sul terrore e sulla reverenza assoluta nei confronti del padrone.
La recitazione si caratterizza per una vivacità di toni che tende quasi a ridicolizzare la “voce del padrone”, in netto contrasto con i movimenti e la vocalità armoniosa e soave degli innamorati.

Tutti gli interpreti si distinguono per una capacità di stare sulla scena davvero impeccabile riuscendo – da una commedia del ’600 – ad essere personificazioni, letteralmente ‘corpi’ di una psicologia, di un’indole, di un modo di essere nella tipologia drammaturgica di Molière, che arriva al pubblico anche grazie all’energia fisica, all’incisività pure dei volti degli attori.

Questi ‘corpi in scena’ esprimono di volta in volta la volontà di sottomissione del maschile sul femminile, e dall’altro manifestano la fragilità, l’insicurezza, il bisogno della donna, intesa anche come fonte di gratificazione e di conferma di se stessi (non a caso Arnolfo si auto-nomina ‘signor del ramo’ alludendo al membro maschile).

Nel dialogo fra uomini emerge anche un maschile saggio, riflessivo, che svolge la funzione di coro, segnalato da un paio di sedie, un tavolino e un lampione, come luogo teatrale appunto di riflessione e stabilità rispetto alle frequenti dislocazioni e cambi di luce che si svolgono sul palco.

Il pubblico che, divertito, assiste alla commedia è invitato quindi riflettere sulla propria impotenza. O meglio su una paura probabilmente comune. Ovvero sull’impossibilità di controllare l’altro.

Questo è indubbiamente un nodo fondamentale dello spettacolo di Andolfi e che fa cortocircuito non solo con l’Italia del dopoguerra, ma pure con la nostra epoca attuale in cui i legami affettivi e le relazioni intrecciano il desiderio erotico, l’amore, con l’ansia della perdita dell’“oggetto d’amore”, e soprattutto con la non piena consapevolezza di un bisogno di amare ed essere riamato.

 

Potrebbe essere un'immagine raffigurante il seguente testo "NUCLEO ZONE. SPIN ΤΙΜΕ VIA SANTA CROCE IN GERUSALEMME ៦៦ PERINFOEPRENOTAZIONI PERINFO PRENOTAZIONI 6 FEBBRAIO zonesilenziose@gmail.com I FEBBRAIO LA SCUOLA DELLE MOGLI DI MOLIÈRE ROBERTO ANDOLFI SSISTENTEREGIA DILETTA MARIA MARIAD'ASCANIO D ASCANIO CON ELEONORA CASTELLANO AURORA BENNARDO ELENA BOvINO ROSALIA CARRARA ALESSIO CHERU CHERUBINI BINI SAMUELE MARRONE ELEONORA MOLINARI SEBASTIÁN LORENZO CARMELO MULE EDUARDO CUBILLA ALLEGRA GIAROLA DARIA GRESSA"

Commenti

Post popolari in questo blog