“Satyricon 2000 - Tra scuola e bordello”

 

(Ispirato al Satyricon di Petronio)  

 

 

di Marco Palladini

 

 

Oltre quindici anni fa per il multidrammaturgico Progetto Satyricon”, ispirato al romanzo di Petronio Arbitro, ideato, diretto e interpretato da Massimo Verdastro e sviluppatosi in varie tappe tra il 2009 e il 2012, scrissi il testo Satyricon 2000 – Tra scuola e bordello, che ha rappresentato un momento peculiare e importante della mia scrittura per il teatro, per l’invenzione di un linguaggio brachilogico allora derivato dal gergo giovanile degli sms e grazie all’intreccio tra lingua e dialetto neoromanesco (di mio conio), ulteriormente implementato con altri dialetti nella messinscena. Il testo da allora ad oggi non è mai stato pubblicato, quello che qui presento non è, però, il mero copione verbale dello spettacolo, ma anche il copione della scrittura scenica che sopra il testo fu costruita dalla regia di Verdastro. Scrittura scenica debitamente e puntualmente trascritta da Stefania Battaglia, scenografa, costumista e, direi, factotum dell’intero progetto, che ancora oggi a distanza di tre lustri rappresenta, secondo me, un ‘unicum’ della scena sperimentale italiana degli ultimi quattro decenni. Un inedito, per gli usi teatrali italici, è anche la pubblicazione di una scrittura drammaturgica intarsiata con la scrittura scenica correlativa. Grazie a Stefania sono lieto di farmene promotore ed artefice. Buona lettura. (m. p.)

 

*********

 

Copione di scena 

 

Prologo:

           Encolpio e Ascilto

 

SCENA 1:

 Scuola di Agamennone

Ragazzo 1, 2, 3

Ragazza 1 e 2

 

SCENA 2

“Encolpio e Ascilto alla Scuola di Agamennone”

        Encolpio e Ascilto – Ragazzi - Agamennone 

 

 

SCENA 3  

“Encolpio incontra la Maga”

Encolpio – Maga 

 

SCENA 4

“Bordello”

Encolpio – Maga – Maîtresse- Figuranti con cartelli/tariffario prestazioni sessuali

 

SCENA 5

“Albergo”

Encolpio- Gitone- Ascilto

 

 

SCENA 6

“Albergo”

Encolpio- Ascilto

 

 

PROLOGO

 Encolpio e Ascilto

 

A - Una quindicina di copertine di libri di grandi dimensioni sono distribuite sul palcoscenico. 3 di esse sono praticabili, ovvero utilizzabili come sgabelli ( per Encolpio, - centro dx - Ascilto – centro sx-  e Agamennone – centro sul fondo

 

EFFETTO LUCE 1.0 

EFFETTO LUCE   - 1.1

 Dopo qualche istante PROIEZIONE SU TULLE VIDEO 1 (scene urbane)

 

 

 Dopo circa 10 secondi - quando  nel video la vista del cavalcavia  si sposta- 

ENTRATA TRACCIA 01 durata 30 sec.

 

 

 B

prosegue  proiezione video1

 

EFFETTO LUCE   2.0

 

         INDI EFFETTO LUCE   3.0

FINE TRACCIA 01 /  DURATA 30 SEC /             inizio monologo Encolpio

ingresso Encolpio e Ascilto dalla sala

 

C

 Encolpio e Ascilto a bordo palco

 

 

 D

 monologo di Encolpio (SX davanti palco)       

 

Encolpio: Io Encolpio, sono scappato al circo. Sono sfuggito alla giustizia. Mi sono macchiato le mani di sangue eppure nemmeno la terra ha voluto ingoiarmi. Non mi ha preso il mare feroce anche con gli innocenti. E adesso sono qui, senza un soldo, abbandonato da tutti, in esilio dalla patria per colpa di chi? Di Ascilto, un ragazzo preda di tutti i vizi. E che dire di Gitone? Si, quello quando doveva mettersi i pantaloni lunghi ha preferito la gonna e le calze a rete. Ti amavo Gitone, ti amo ancora. E non posso dividerti con nessuno perché sei parte di me, sei me stesso, sei la mia anima e la mia anima è tua, per sempre.

 

monologo di Ascilto (DX davanti palco)

      

Ascilto: Io, Ascilto. Nessuno mi ha mai regalato niente. Gitone è morbido, ma non lo cambierei con la mia libertà. Finchè c‟è fortuna gli amici ti fanno buon viso, quando se ne va si danno alla fuga più turpe. Che ne sa Encolpio di quello che c’ho in testa. Non lo so neanche io. Sono libero come un vento forte, di quelli che prendono la vela e la strappano. Non ho voglia di pensare che sarà domani, io non so nemmeno che sarà oggi. Un bacio in bocca, una mano in mezzo alle gambe e sono sicuro che sono vivo, almeno per il momento, e tanto mi basta.

 

 fine  battuta ENTRATA TRACCIA 01 BIS/            DURATA 30 SEC             

 

EFFETTO LUCE   3.1       

 

 

Scena 1 

“Scuola di Agamennone”

Ragazzi/ acronimi da sms/ dinamiche tra i libri

 PROIEZIONE SU TULLE VIDEO 2 (scritte in latino) . 

Il video 2 è la diretta continuazione video1- stesso DVD

 

1-  

           

 

2- Dalle quinte  dx e sx  entrano i ragazzi con passo strascicato.

 DA DX : Giovanni ( RAGAZZO 1) e Marco ( RAGAZZO 2) – Giovanni si siede sullo sgabello centro dx

 DA SX : Giuseppe (RAGAZZO 3), Tamara  (RAGAZZA 1)   Valentina ( RAGAZZA 2) – tamara si siede sullo sgabello in fondo

FINE TRACCIA 01 BIS/ DURATA 30 SEC /         inizio acronimi sms

 

 

3-  

 

 

Ragazza 1/ Tamara :  Axitivo?

 

Ragazzo 1/Giovanni:  Am cdfa

 

Ragazzo 2/ Marco:  Cvd?   

 

Ragazza 2/ Valentina:  Civepo…

 

Ragazzo 3/ Giuseppe:  Czzvdpo?                  

Durante la battuta di Giuseppe, Encolpio si sposta a sx

 

Ragazza  / Tamara:  Pose hobidite

 

Ragazzo 3/ Giuseppe:  Cpt

 

Ragazza  2/ Valentina:  Bnok

 

Ragazzo 1/ Giovanni:  6 strnz

 

Ragazzo  2/ Marco:  Nn rmp

 

Ragazzo 1/ Giovanni:  610 

 

Ragazzo  3/ Giuseppe:  Land mlmi relx

 

Ragazza 2/Valentina:  Maqmiam?

 

Ragazzo  1/ Giovanni:  Sn gdg 

 

Ragazzo  2/ Marco:  Amò cvdmo

 

Ragazza 1/ Tamara:  Fs1f

 

Ragazzo  3/ Giuseppe:  Dom frs           

Durante la battuta di Giuseppe, anche Ascilto si sposta a sx

 

Ragazzo 2/ Marco:  Msidt

 

Ragazza 2/ Valentina :  Midi

 

Ragazza 1 / Tamara:  Mmie

 

Ragazzo 1 /Giovanni:  Zzz

 

Ragazzo 3/Giuseppe:  6 ludemo

 

Ragazza 2/Valentina:  Rpglti otdp  

 

Ragazza 1 /Tamara:  Lamè1come

 

Ragazzo 3 /Giuseppe:  Int, bla bla bla

 

Ragazzo 2 / Marco:  Sn ita, folleinnadt

 

Ragazzo 1/ Giovanni:  Faqkev

 

Ragazza 1 /Tamara:  Xfv, mccdi

 

Ragazzo 1 /Giovanni:  Ptla… ptla ptla ptla!

 

Ragazzo 3/ Giuseppe:  Ok, quscpins?

 

Ragazzo 2/ Marco: To!

 

Ragazzo 3/ Giuseppe:  Tibasubo

 

Ragazza 2 / Valentina:  Ta

 

Ragazzo 1/ Giovanni:  Tibasubo

 

Ragazza 1/ Tamara:  Ta

 

Ragazzo 2/ Marco:  Crkzz 

 

Ragazza 2/ Valentina:  Soc tiasp disc

 

Ragazza 1/ Tamara:  Tvmdp (?)

 

Ragazzo 2/ Marco:  Prox set

 

Ragazza 1/ Tamara:  Tvtbte

 

Ragazzo 3/ Giuseppe:  Cpvrokre mrc

 

Ragazzo 1/ Giovanni:  mrc (?) 

 

Sull‟ultimo acronimo da sms 

ENTRATA  TRACCIA 02/ house music 

Tutti: cccccccc

4- Dinamiche dei ragazzi tra i libri

 

 

Scena 2

“Encolpio e Ascilto alla Scuola di Agamennone”

Encolpio e Ascilto – Ragazzi - Agamennone 

 

Encolpio e Ascilto  salgono sul palco e si aggirano tra i ragazzi,  ne imitano  gli atteggiamenti sbeffeggiandoli.

 

                                                                             EFFETTO LUCE   4.0       

 

 

    Sull’inizio dialogo ABBASSARE LEGGERMENTE  TRACCIA 02/ house music 

 

 

Encolpio: Ahò, ma che razza de lingua è? De che nazzionalità ssono?

 

Ascilto: Alora nun capisci ’na mazza. So’ fiji come te de sta granne zoccola che se chiamma mamma Roma.

 

Encolpio: Cioè stai a dì che semo fratelli?

 

Ascilto: Nonee! La linguazza è l’istessa nostra, solo che loro l’abbrevviano tutta. È pe sparambià tempo, credo. Solo che questi nun ciànno ’n cazzo da fà tutto er porco giorno, quindi me domando che ce fanno co sto tempo sparambiato.

 

Encolpio: Ma sò dei mostri.

 

Ascilto: Nonee!, sò li ggiovani d’oggi.

 

Encolpio: E noi, alora, che semo? Dei vecchi?

 

 

 

  Quando Ascilto si siede sul libro/sgabello  EFFETTO LUCE   5.0       

Ascilto (sedendosi sul libro/ sgabello centro SX) : 

Certo, questi sò pischelli, sò già ’n’antra generazzione. Qui abbasta che te perdi ’n giro e sei fòri ggioco. Noi nun semo trendi. Semo dei ppistola ’rugginiti. 

 

Encolpio: E cioè? 

 

Ascilto: Semo quei cojoni che se credevano de cambià ’a soccietà e che sò stati sparati via da tutto. Che s’arrangiano giorno doppo giorno senza nisuna vera prospettiva de vita.

 

Durante la battuta di Ascilto, Encolpio si è seduto sul libro/sgabello centro DX

 

Encolpio:   Sto preccariato perenne è ’na cosa trèmenna. Stamo tutti a cercà de capì come svortà e intanto s’arigiramo in sto pantano de città zozza e miggnotta.

 

Ascilto: Che vòi, oggi un ber corpo conta mórto de più de ’n ber cervello.

 

Encolpio: Ma sti ggeni der linguaggio anchillosato che ce fanno qua? Questa nun sarebbe ’na scòla de rettorica? 

 

Alle spalle dei due, sul centro/fondo arriva improvvisamente da una quinta a DX Agamennone, azzimato e sportivo col blazer color tabacco e occhiali rayban.   

Con gesto imperioso/ braccia alzate segnala di interrompere la house/musica mentre Encolpio e Ascilto sorpresi si alzano dai libri/sgabello e si voltano a guardarlo. Continuano le dinamiche dei ragazzi tra e con i libri.

 VIA   TRACCIA 02/ house music 

EFFETTO LUCE   6.0

 

 

Agamennone: Una volta, figliolo, una volta, i tempi sono cambiati, bisogna aggiornarsi.

 

Ascilto (sarcastico): E lei ha ’ncominciato dar ppelo per comme me ce la vedo (alludendo alla calvizia del pedagogo)

 

Agamennone: Tutto fa brodo per tenersi a galla. Oggi il look è fondamentale. E poi questo istituto mica prende soldi dallo stato. Io i quattrini per mandare avanti la baracca me li debbo procacciare con gli sponsor e con i figli dei ricchi che possono permettersi di pagare l’iscrizione. Ma… con chi ho l’onore di parlare?

 

Encolpio: Me chiammo Encorpio e lei invece sarebbi er prof. Aggamennòne? 

 

Agamennone: Per servirvi. Piuttosto… in che cosa posso servirvi?

 

Encolpio si  risiede sul suo libro/sgabello al centro DX

 

Ascilto:  Gnente, eravamo vegnuti a dà ’n occhiata. Si risiede sul suo libro/sgabello al centro SX Ma se nun è ’na  scòla de rettorica, che d’è sto pposto?

 

Agamennone: È una ‘clinic’ glottologica nonché orto ed eterofonica.   

 

Encolpio: E cche vòr dì?

 

Agamennone: (togliendosi i rayban)  È un istituto che studia le trasformazioni del linguaggio e della comunicazione e i relativi disturbi.

 

Ascilto: Pe curalli?

 

Agamennone: Insomma… per capirli innanzitutto (Avanzando verso il centro proscenio) e poi, certo, anche per aiutare le persone, questi giovani a ritrovare, ma senza imposizioni coercitive che non funzionano, un loro equilibrio comunicativo col mondo. È questa la ‘mission’ che mi affidano i genitori di questi ragazzi con i quali c’è un muro. Non riescono proprio letteralmente ad intendersi.

 

Encolpio: Ma sò tutti messi accusì male sti ggiovani artolocati?

 

Agamennone: Anche peggio, se per questo. 

(si volta spalle al pubblico e ritorna verso il fondo scena) 

Ce n’è uno, soprannominato “er Trimalcionetto”, che come si dice a Roma “zagaja”, balbetta e quando parla questo linguaggio brachilogico non si capisce veramente un tubo. Con lui c’è da faticare le sette camicie.  

 

Ascilto (ridendo): E che je fai a ’n attrezzo der ggenere? 

 

Agamennone: Questo attrezzo, come lo chiami, è figlio di uno ricco sfondato. 

(Avvicinandosi allo sgabello di Ascilto)  Uno venuto dal basso, dal generone, che adesso controlla gli appalti di mezza città ed è ammanicato con tutta la classe politica. Da destra a sinistra, lui dà bustarelle a tutti.

 

Encolpio: Giusto pe nun fà ttorto a nisuno. 

 

Agamennone: (Avvicinandosi allo sgabello di Encolpio) Proprio così, venendo dalla plebe, lui ha capito come gira il mondo. È un mezzo analfabeta, ma tra imprese, palazzi, ville, tenute, superyacht e quant’altro, riposa su una montagna di miliardi. Dà delle feste che durano tutta la notte, a cui partecipa, si può dire, tutta la Roma che conta.   

 

Nel frattempo i ragazzi cominciano gradualmente e non simultaneamente ad uscire di resta. resta solo Tamara che continua a muoversi a fondo scena 

 

Ascilto: E se ritrova sto fijo defficiente?

 

Agamennone: Si dice soggetto diversamente abile-parlante. 

 

Encolpio: Sì, prof. nun je dia retta, è ’no sscostumato… fà sempre er vantone, er cinnico supperiore, ma de fonno è ’n qualunquista tippico: franza o spagna purché se magna.

 

Mentre Encolpio lo sta denigrando, (è ’no scostumato...)  Ascilto si alza in piedi minaccioso di profilo rivolto a Encolpio. Sulla battuta “è ’n qualunquista tippico‟ afferra il suo libro/sgabello come per lanciarlo su Encolpio.

 

Agamennone: ehh (stoppa , braccia alzate, il gesto di Ascilto) 

Volete fare i radical, i no-global, gli alternativi, 

(avanzando verso il centro proscenio dove si ferma ) 

ma si capisce al volo che siete a terra, che c’avete al massimo l’occhi pe piagne.

 

Encolpio: Ma noi armeno, c’avemo provato a cambià er monno. È che cià detto male.

 

Agamennone: Rivoluzionari da operetta. Patetici, sprovveduti, velleitari. Quattro libri mal digeriti e pensavate di poter dare l’assalto al palazzo d’inverno.

 

Encolpio: E lei alora? Co’ tutta la su’ curtura e la su’ ’ntelliggenza nun sta a corte de li cafoni arricchiti, de li burrini aripuliti? Nun se deve ’nchinà alla proggenie de sti pidocchi arifatti?

 

Mentre Encolpio, sempre seduto sul libro/sgabello parla, Agamennone ritorna verso il fondo

 

Agamennone: Mio caro, come aveva previsto quel grande poeta morto ammazzato, questo è il risultato della mutazione antropologica di questo paese. O te ne vai o ti adegui. Oggi la cultura è pura merce. O trovi un modo per scambiarla nel grande mercato dei bisogni sociali o sei un morto di fame. E io non ho la vocazione del fachiro o dell’asceta. 

(si siede sul suo libro sul fondo al centro) 

 

Mentre Agamennone parla, Ascilto si distrae, adocchia una squinzia in hot pants da sballo (RAGAZZA 1/Tamara) e si distacca dai due, andando a  rimorchiare la bambolona sul fondo a SX. 

 

Encolpio: Ma nun c’è proppio nisuna speranza? ’Ndove stanno li maestri de ’na vorta? Quele figure austere, quasi saccrali, che te illuminaveno co ’na lezzione de penziero che era anco ’na lezzione de vita. ’Ndove stanno li granni fillosofi, li ppoeti magni, li dotti ummanisti che te ’nzegnaveno la vera ettica e appraticaveno l’arte subbrime de la rettorica? Dove stanno, eh prof?    

 

Ascilto nel frattempo ha sollevato la ragazza. Abbracciati e sbaciucchiandosi escono dalla quinta in fondo SX

                                                                                           EFFETTO 6.1

 

 

Agamennone ( alzandosi dal suo libro/sgabello)

Ma quanto sei tu vecchio ed ammuffito con questa retorica d’antan. È proprio vero che i sovversivi falliti si tramutano tutti in reazionari lagnosi. Il mondo, mio caro, va avanti a prescindere dalla tua volontà. (Si dirige verso DX con andatura decisa)

 

Encolpio: A me me pare che sto monno va ’ndietro, no avante.   

 

Agamennone (molto mobile nello spazio) In ogni caso si trasforma incessantemente, che ti piaccia o no. La mia ‘clinic’ non è soltanto un ricovero per giovani ricchi spostati. Come diceva il Lacan: l’inconscio si struttura come un linguaggio. Dunque, esaminando i diagrammi delle brachilogie intralinguistiche dei soggetti sotto analisi, possiamo risalire ai modi in cui si struttura il loro inconscio. Decostruendo la loro psico-semiotica possiamo, poi, provare a ricostruire un loro approccio verbale con il mondo. Magari scoprendo che non si tratta soltanto, come si dice superficialmente, di aberrazioni del linguaggio, ma di modalità creative di sintesi che si sviluppano in certe sottozone dell’Area di Broca che, come avrai sentito dire, è la parte del cervello che sovrintende alla produzione della parola.

 

Sul finale del monologo di Agamnennone Encolpio si alza dal suo libro/sgabello e si dirige verso il centro del palco

 

Encolpio Già, pecché l’ommo è sto scimmione evoruto in grado de autoapprenne e poi de passà le nòvve connoscenzie ar prossimo. Allomini der futuro.

 

Agamennone: Esattamente. 

 

Encolpio: Sì, però a me me pare che sto futturo sia preoccupante assai. 

 

Agamennone Noi siamo scienziati del linguaggio,

(avvicinandosi lentamente a Encolpio) non siamo giudici o moralisti che decidono cosa è bene e cosa è male. E non capiscono nulla di quello che sta avvenendo intorno a noi. Se vuoi orientare il futuro, prima lo devi comprendere. Se no si finisce ad essere un beota come te.

 

Encolpio: (cammina velocemente verso DX, volgendo le spalle a Agamennone, si ferma e si volta) A sor mae’ nun sarò ’n aqquila, ma bbeota no. (ritornando verso il centro, mentre Agamennone arretra verso SX) 

Quelo che me stà a dì lo cappisco… ccerto che lo cappisco.

 

Agamennone: Te la sentiresti allora di seguire un paio di nostri clienti? E sottolineo clienti perché pagano bei verdoni e li devi trattare con massimo rispetto e attenzione, come fa un cameriere in un ristorante di lusso con i ricchi commensali.

 

Encolpio: Io pe mme, pe comme sto messo, me metterei puro a scopà pe tera.

 

Agamennone: Va bene allora. (dirigendosi verso DX)

Vieni domattina. Alle nove in punto. Ti prenderò in prova. Ti darò tutte le indicazioni metodologiche e vedremo come te la cavi.

 

Encolpio: Grazzie prof, lei è un granne, io l’avevo capito subbito che lei era un grande… 

 

Agamennone: Domattina alle nove in punto. Mi raccomando la puntualità. Io non transigo. 

(esce rapidamente quinta DX)            

 

Encolpio: Nun la delludderò. Grazie prof, grazie!

Encolpio resta solo 

 Sulla battuta “Grazie prof, grazie!                               VIA  PROIEZIONE VIDEO 2 

 (scritte in latino) .

     

 

 

 

 Scena 3 

“Encolpio incontra la Maga”

Encolpio – Maga 

 

Monologo di Encolpio in proscenio al centro. -  Contemporaneo CAMBIO SCENA a luci basse: i

ragazzi  portano via i  libri attraversando il palco da DX a SX e viceversa  mentre dal fondo SX inizia, su una luce di taglio bassissima, l‟ ingresso della Maga

 

 

                     Sulla prima battuta “Ma quer fijo de madre ignotta frascica  EFFETTO 7.0

 

 

Encolpio: Ma quer fijo de madre ignotta frascica de Ascirto ’ndov’è fernuto? Ahò, quanno le cose se fanno opperose quelo nun c’è mai. Chi sa ’ndo cazzo sta co la su’ bboria. 

(togliendosi la giacca che tiene poi con la mano sinistra ) E certo, comme dice er profe quelo è ’no sfigato voja-de-lavurà-sàrtame-addosso che porta ’a sfiga puro a chi je ssta vicino. Vale a dì io me, Encorpio, ma co’ tanta voja de levamme da le palle sta sfiga, sta mmiseria, sta mmerda che m’avvelena l’anema. 

 

 Lento EFFETTO 8.0/ avanzamento MAGA

dal fondo scena SX, la Maga avanza 

lentamente, trascinando una sedia

 

 

Tiè, guarda che d’è sta città ffogna, ’n fiumme de traffici e de trafficanti, coca a sfascio, e gnente più nobirtà, vallori, ammor de sé e de patria. Tutti all’abbuscamose tutto nell’hicchete et nunchete, e stamo a preparà ’a fine der monno. Ma… speramo che stavorta riesco a svortà perché io nun je la faccio più ad annà avante accusì… 

 

La Maga si ferma sull‟asse Sx, circa a metà palcoscenico

 

Ahò, piutosto, ’ndove debbo annà? Che mica me ricordo ’ndo sta quela sstamberga a ’na strella ’ndove m’ha trasscinato ierrisera Ascirto. Che poi lì m’aspetta puro er Gitoncello mio. A chi chiederebbi? 

 

Encolpio si volta e compie un paio di passi verso il fondo, poi si gira e torna subito in proscenio

 

             sulla battuta di Encolpio “an vedi c’è una Maga” EFFETTO 8.1

           

 

Anvedi c’è ’na maga, e chi mejo de lei che te preddice er futturo… 

(Si rivolge alla donna) Scusi sora fattucchiera, siccome che me sò perzo e nun so di sti parraggi, me saperebbe dì, visto che lei ’ndovvina tutto,’ndove sta l’arloggio mio?

 

Maga: Piccolo, stupido padliez, tu prende me per mio culo, sì? Tu cierca ruogna. Vuoi che tuo grosso, bianco deretano guardi cielo, sì?

 

Encolpio: no, scusasse, nun la voglio coglionà. È che nun so pratico der posto e nun so proprio a chi chiede.

 

Maga: Tuo giorno muolto fartunatissimo questo, incontra me che trova te bello ragazzo, anche se dovrei mettere tuo ruossa testolina sotto acqua gelata, sì! Vieni con me, io porta te in uno muolto belo posto dove ogni buco è buono per fare metti- leva, leva -metti, da.

 

Encolpio: La ringrazio sora maga, nun so come sdebitamme. Certo a me me sa che un tempo l'ommini facevano la fila per fassse legge le carte da lei.

 

Maga: Tu muolto malandrino e anche muolto ben fornito là sotto tua mutanda, vedo. E sicuro, sicuro, tu è pronto a lasciare piccola cosa per cosa grande assai!

Ah, ecco, parla, parla e siamo arrivati.

 

Encolpio: Guarda maga che te sei sbajata, ma che d'è sto posto?...Io nun ce so mai vegnuto e poi che ciànno scritto la sopra? A me nun me pare n’hotel.

 

Maga: Entra, entra, jaraguoi! Che poi dici me grazie, gaspagià, grazie. Questo è posto dove grazioso budello di tua piccola madre ha lavorato, muolto lavorato. Entra, entra che poi dici me spasiba, dama, spasiba.

 

  

 

Scena 4

 “Bordello”

Encolpio – Maga – Maîtresse- Figuranti con cartelli/tariffario prestazioni sessuali

 

Dopo ultima battuta Maga “spasiba, dama, spasiba”  EFFETTO 9.0/ ENTRATA MAITRESSE lato DX

           

           

La Maga ed Encolpio rimangono fermi nelle loro posizioni mentre dalla quinta centrale a DX esce la Maîtresse con in mano il cartello rettangolare con indicato il prezzo della prestazione sessuale mano.

 

Maîtresse: Andàn! Andàn! Bèla zant! Andàan! Andàn!

 

Namo Signorri,an pirdàn dal tamp.

Cl’ e totta cheran frasca ed premma scelta.

As casca béne qué: ste ragazòli i fan resuscitare al pistulein anch’ d'un mòòrt

 

Andàn! Andàn bèla zant! Andàn! Andàn!

dopo la battuta della MAITRESSE  “Andan bella zent, andan, ANDAN” 

ENTRATA TRACCIA 03/Satie

 

 EFFETTO 10.0/ ENTRATA CARTELLI

 

 

La Maîtresse si sposta lateralmente verso il centro, facendo oscillare lievemente il suo cartello Encolpio indossa la giacca e si sposta lentamente in PROSCENIO a DX 

la Maga trascina la sedia in proscenio, a SX, si siede di profilo,  estrae i ferri da calza  e lavora a maglia

Figuranti in slip nero con grandi cartelli  stradali sui quali sono riportati i prezzi delle prestazioni sessuali  entrano dai lati SX e DX della scena e si distribuiscono sul fondo della spazio. 

Da SX  entrano:  

 

Tamara con cartello rettangolare- TETTE -posizione FONDO SX,  

Ascilto con cappotto e cartello tondo – CULO – posizione FONDO AL CENTRO 

 Giovanni con cartello triangolare – FICA- posizione INTERMEDIO SX

Da DX  entrano:              

 

Marco con cartello romboidale – CAZZO- posizione fondo DX, 

Giuseppe con cartello ottagonale – BOCCA- posizione INTERMEDIO DX

 

mentre la Maga trascina la sedia in proscenio, a SX, si siede, estrae i ferri da calza  e lavora a maglia

 

 VIA  TRACCIA 03/Satie  

 

 

Quando Figuranti e Maga sono posizionati

 

 

Maîtresse (al centro) 

E té al mi giuien? An t’ho mai vést premma, it noov? Té queè tà tròòv una poetassa, una gran poetassa! (appoggia rumorosamente un lato del cartello a terra e vi si appoggia ) Mo té tal seè che mé a’ so totta la diveina cumédia a memòria?

 

(Encolpio accenna ad avvicinarsi alla Maitresse, ma viene stoppato con un gesto imperioso) Zeitto! Stai zeitto!

 

“in tal mez dal camiein ed nostra vétta,

Am trouvè int’ un’ bosc’ bur’ chàn si ngnéve fòra porché ai aveva pérs la strè c’al na dretta ah quant’adir cum l’èra zért l’acòre

cal bòse selvadigh pein dìintriigh e totti el sòrt che in tal mi còòr l’arnòva la mi pòra

ed ecco all’impruviiis, jum’ veinig’ cauntar trai biistii una làonza, un liàn e una luuva...”

 

Encolpio: Brava, brava, bravissima!

 

Maîtresse ( dirigendosi verso la posizione in proscenio a DX di Encolpio) Grazie! Grazie!

 

(dando il cartello mano ad Encolpio e ritorna al centro) Dai mò dev na mòsa, che al servizietto as fa presto e bàn. L’è al motto dla casa: sudista o rimbursè!!! An fag brisa par vantarmi, mo mé an nò mai ridè indietr i quatrein a inciòn.

 

E té, té, tal sai té la diveina comédia?

La poesia té t’al trovi que: al va dàntar e fòòra da stà bocca!!!

 

Si dirige verso Sx e si ferma un attimo 

“Par me as va in la zité in tal piarnt imeersa, poi avvicinandosi alla Maga e  fermandosi alle sue spalle.  La Maga smette di sferruzzare e guarda il pubblico

par me as va in al dulaur cl’ ha n’à mai fein, par me as va tra la zant cl’è bel e persa nu eter a sàm gnò què, in sre post ca t’ho datt che te vedrai d’la zant pein ad dulaur chi an pers al ben del’ inteleet al seél in zocca si dirige lentamente verso il centro qué suspiir, pianti a etar guai

divèèrs linguag, bròòtti storie, dei scatti pein ed rabia, dal voci èlti a baass. Lasè ogni speranza uo tott ca vgni que dantar”

 Si pulisce uno sbafo di rossetto Che que i ariven totti i capurion, i vips, i poletich, gli attur del cinema, tott’i al fior fior de li malandra de Roma!!!!

Dai mo’ avanti, scegli! 

Si dirige verso Encolpio che è sempre fermo in proscenio a DX

Appoggiato al cartello rettangolare Mano Ma t’ I’ é i baiuuch? I suldein? Eh?!

Me par fért un piasair al masum at poss fèr un bonus d’ un bel pumpein!

 

Encolpio: No, ce sta ’niqquivoco… stavo a cercà ‟nammico mio e, nun so comme, m‟hanno portrato qui…

 

Maîtresse: 

I han indvinè se l’amig l’é cumpagna até, se ti assomiglia. Te n’aria dà allupè...e cum’el al to amigh?

 

Encolpio: Cià più o menno l’età mia, ma è più arto riccio, secco secco… 

 

Maîtresse: mo sé, bi cavì, bei capelli. Qual cl’é gno dantar premma con Tatiana. A tal ciam sobbit. 

 

La Maitresse si riprende il cartello e ritorna al centro,

stessa posizione inizio scena Entrata cartelli

L’e bella mezzoura cal stà so in camera e al m’ha paghè soul prun’a svilteina, sto paraculo!!!!

Andàn! Andàn bèla zant ! Andàn! Andàn

 

Durante quest‟ultima battuta i Figuranti con cartelli si dispongono di profilo, rivolti verso il proprio lato DX o Sx di ingresso. 

 

dopo la  battuta della MAITRESSE  “Andan bella zent, andan, ANDAN”  ENTRATA TRACCIA 03bis/Satie  

 

 lento sulla musica EFFETTO 11.0/  USCITA CARTELLI

 

 

Tutti i Figuranti escono con la stessa coreografia dell’entrata, eccetto Ascilto, rimasto al centro sul fondo con il cartello CULO che avanza in proscenio, poggia terra il bastone del cartello e comincia a parlare  sulla TRACCIA  03 bis  che SFUMA lentamente  circa dopo la battuta “è ’n vero ciclon de ffregna sta tattiana.”

 

2- dialogo tra Encolpio e Ascilto con cartello in spalla o a terra e in varie posizioni della scena  

 

Ascilto: Oh, ciò la bbestia ancora ’n tiro. Quellla stronza de la mèttresse m’ha ’nterrotto mentre me la stavo a montà pe ’a terza vorta…  ’N vero cicclone de ffregna sta Tattiana…

VIA  sfumando lentamente TRACCIA 03bis/Satie  

 

 

 

Encolpio: Chiii? 

 

Ascilto: Ma sìì, quella  che te l’ho ’ncocciata ne la scòla der sor Aggammennone… ’na studentessa, me creddevo… solo che pe arrottonnà, dichi lei, fa ppuro ’a miggnotta… Oh, pare che armeno ’a mmetà de le studdentesse de Romma battono.

 

Encolpio: Inzomma, hai rimorchiato ’na troja. Comprimenti.

 

Ascilto: Che vòi fà? Questa è la Romma modderna, piacians o nun piacians…. E si permetti a mme me piacians.

 

Encolpio: Ma comme l’hai pagata che qui stamo co le pezze ar culo?

 

Ascilto: Ho fatto er movvimento… Sò annato in un bar de froci… e subbeto me s’è avviccinato ’n tipo bbrizzolato in giacca e cravatta, ’nsomma ’nu ricchione co’ la barba che ha iniziato a massaggiamme le chiappe…

 

Encolpio, si sposta a Sx  palcoscenico passando dietro Ascilto 

Io j’ho fatto la mossa de stacce e ssemo annati drentro ar cesso. Là, me sò fatto dà primma li zordi, poi j’ho fatto tojie li pantaloni e quanno è entrato ner gabbinetto ce l’ho chiuso drentro co ’a chiavve e me la sò ffilata.

 

Ascilto solleva il cartello su una spalla e cammina verso SX

Cor mallopetto ciò pagato Tattiana.

 

Encolpio (camminando rapidamente sul fondo palcoscenico verso DX): 

Sei propio ’n bastardo… e poi annattene in quer modo mentre che stevamo a cconferì cor prof…

 

Ascilto: (a SX con il cartello in spalla) 

Oh, quello m’aveva rotto li cojoni, co la su’ aria de supperiorità e tutte quele strunzate su comme va er monno.

 

Encolpio (avvicinandosi ad Ascilto)   Per ’ntanto m’ha preso comme asistente.

 

Ascilto: Cche t’à fatto?       

 

Encolpio: In provva, naturarmente, epperrò m’ha dato fiducia, ciò l’occasione de svortà. Depende solo da me. Noi ciàvemo bisogno de quarcuno che te ddà fiducia, che nun te fa sentì gnisempre e solo ’na caccola. Inzomma, ’ncomincio domatina.

 

Ascilto (a SX con il cartello in spalla) A mòro, statte accuorto. Quelo è ’n paravento, anzi me da l’iddea de esse ’n gran sòla. Siconno me te sfrutta e poi te scarrica sanza datte ’na breccola.

 

Encolpio: Ecchilo comme sei… sempre sto nicchilismo de mmerda… sempre neggativo, distrutivo… È così che ’a ssfiga te se attracca indosso e nun te la levvi più… è deventata ’na seconna pelle pe te ormai… Ahò, ciài trentanni, ma se pò sapé che hai fatto ne la vita tranne che fa li movvimenti, truffà er prossimo, ubbriacatte e annà a bagasce?    

 

Ascilto (appoggia il cartello a terra, lato cerchio):  Si nasci co li bbuffi comme mme, 

deposita  il cartello a terra

nun è facilo pe gnente stà in sto monno pessimissimo e… io me sò arrangiato a galleggià vabbè… a tirà a campà… 

 

Encolpio: Sempre la solita tirritera. Sempre corpa de l’artri… Tutte iscuse, tutti allibi… la verrità è che tu te croggioli ner monno de li perdenti e nun fai gnente pe uscinne… Io vojo ’ncomincià a reagì… a reagì. Armeno potrò dì che ciò provvato.

 

Ascilto: Bravo, bbravo… vòi sentitte dì che ciài raggione? … Vabbè ciai raggione, annamosene va, tornamo a casa. (riprende in mano il bastone del cartello) 

(trascinando il cartello e dirigendosi verso DX) Raggionatore…

 

Encolpio: Casa? Vòi dì in quela topaia che m’hai spacciato pe arbergo.

Ascilto si ferma e si volta verso Encolpio

 

Ascilto: Ho cappito. Oggi te rode, nun hai trombato e vòi ’nfierì… Vabbè, tornamo tra le panteggane, che proseguimo domane ste discusioni der zogno e der piffero.

 

ENTRATA  TRACCIA 04/Spandau Ballet

 

EFFETTO 11.1 / lentamente il piazzato si abbassa fino al BUIO

 

Ascilto esce di scena lato DX 

 

 

Scena 5

 

  “Albergo”

Encolpio- Gitone- Ascilto

 

A- CAMBIO SCENA A LUCI MOLTO BASSE 

 

                                                                                     INDI lentissimo EFFETTO 12.0 / 

 

Encolpio si spoglia di spalle, calano i linestra spenti, vengono portati in scena lato SX, 1 rete e 2 materassi 

 

Ingresso lato SX GITONE nudo che si sdraia sul letto 

 

  EFFETTO 12.1 / con lenta accensione LINESTRA intensità media

 

 

 PROIEZIONE SU TULLE VIDEO 3  Petronio(quale notte fu mai quella…..) . 

 

 

 

 

B  - GITONE ED ENCOLPIO  SUL LETTO 

 

 

VIA sfumando TRACCIA 04/ Spandau Ballet 

 

A fine canzone Gitone Via PROIEZIONE VIDEO 3  Petronio

 

 Encolpio dopo essersi tolto tutti i vestiti si sdraia a fianco di Gitone   Gitone seduto sul letto inizia a cantare

 

 

C  – DIALOGO DELLA GELOSIA

 

Encolpio: Iere t’ho aspetato tutta la notte… ’ndo stavi? ’Ndove hai addormito? 

 

Gitone (ridendo e alzandosi in piedi) Addormito? E chi ha addormito? Ma che nun ce lo sai che io la notte ce lavvoro? Sei clientes… incasso bbono, ma gnente d’eccezziunale.

 

Encolpio: Me faie murì a ricordamme ste cose… sei senza scruppòli e ssenza còre.

 

Gitone: A ber pisello, nun fa ’o gnorre sstrunzo, ’o sapevvi bbene chi ssono e che ffaccio. Io faccio ’a vita e nun t’ho mai cchiesto gnente. Sei tu che te sei messo appresso a meco co l’arria der prencipe azzuro.

 

Encolpio (che nel frattempo si è messo seduto sul letto)

Io… io sempricemente… te amo. 

 

Gitone: Embè che vor dì? Voressi che scopassi sollo cu te?

 

Encolpio: Sì, sine, siiii… orcozio!

 

Gitone (abbracciando e baciando Encolpio da dietro) M’ansentilo er cavalliero sanza maccula epperò ’ngrifato… e ggià e poi sto minchioncello comme campa? De l’ammore tuo?

 

Encolpio: Sìì, te mantengo io… mo’ ciò ’n lavoro.

 

Gitone: A coccobello, ma se stai ’n provva da uno che nnun sai manco si te paga e quanno.

 

Encolpio: (dopo essersi alzato in piedi)  Chi tte ’à dette ste cosacce, Ascirto?

 

Gitone: (risdraiandosi sul letto)  Già, er ccompare tuo.        

 

Encolpio (ricominciando a vestirsi) Chillo  è ’na vippera, ’na jena, ’nzozza tutto quelo che tocca, nun è ’n ammico.

 

Gitone: Proppio no,

 

Encolpio: Che vòi dì?

 

Gitone: Gnente, gnente, lassamo perde.

 

Encolpio: E none, primma arludi e poi t’azzitti. Nun se fà, mo’ devi parlà.

 

Gitone: Mejo de no.

 

Encolpio: Mo’ o parli o m’encazzo sur serio.

 

Gitone: Occhèi, l’hai volluto tu…  L’artro ggiorno, tu nun c’eri, Ascirto è vegnuto in cammera, m’ha svejato e m’ha detto: oggi vojo che fai mi’ moje. E nun scherzava, è granne e ttosto e me minnacciava, me so’ diffeso, ho contrattrato, a la fine m’ha costretto a faje er sucasuca aggratisse… der resto è ’na bbestia… cià ’na nerchia più grossa de la tua.

 

Encolpio (pazzo di rabbia): Qui? J’hai fatto ’na pompa qui? Sur letto nostro?

 

Gitone: E che ce potevo fà? Si no me s’enculava a ssecco.

 

Encolpio: Io l’ammazzo! Quelo l’ammazzo, ’o sbuddello, ’o ssventro. A quer fijo de puttana siffilittica er ppisello je lo tajo, quant’è overo che me chiammo Encorpio.

 

Gitone: Io ciàndrei càrmo, quello te corca a te. Ttu sei ’n zignorino appetto a lui (oppure: un bonaccione). Lassa perde. In fonno nun è successo gnente. Io te l’ho riccontato solo pe fatte capì che quelo te fa l’ammico davante e poi te fotte. Ma nun è accusì che gira er monno?

 

Encolpio: Appunto… quelo ’o sistemmo io…. Lo odio… lo òddio…  E… magara a tte t’è puro piaciato da sbocchinallo?

 

Gitone: Ma che stai a ddì, a frescaccione?    

 

Encolpio: Dì la verrità, trojetto comme sei, nun averà ffatto fatica a convincerte.

 

Gitone  (si alza minaccioso e afferra Encolpio per il bavero della giacca) 

Ma vattene affanculo… M’hai proppio rotto co sta gellusia der cazzo… Mo’ me ne vaco e nun te vojo vedè armeno pe ’na setimana.  

 

D -ARRIVO DI ASCILTO 

 

Gitone ed Encolpio rimangono fermi in piedi sul fondo scena mentre Ascilto entra da SX, si toglie il cappotto e lo getta sul letto

 

Gitone esce di scena lato DX 

 

  Al lancio del cappotto EFFETTO 13.0 in 0 sec/ BUIO per qualche secondo

 

 

 

 

 

Scena 6

“ALBERGO”

Encolpio – Ascilto

 

INDI EFFETTO 1                                             4.0 in 0 sec

 

 

 

A

alla riaccensione delle luci Ascilto è steso sul letto  

Encolpio lo rovescia violentemente e lottano furiosamente  

Ascilto blocca Encolpio a terra al centro dello spazio - dialogo alterato

 

 

Ascilto: Ma che sei fòra de ciarvello? Ma che minchia fai? Entri de prescia e me meni a freddo?    

 

Encolpio: Ttu lo sai pecché, bojiaccia ’nfame, morammazzato! Tte sei chiavato er fiddanzatto mio!

 

Ascilto: Ma che stai a ddì? Ma chi te le dicce ste fregnacce?

 

Encolpio: Nun negare canaja! Gittone m’ha detto tutto.

 

Ascilto: Che ta detto quer miggnottino de strada? Quelo mente comme respira.

 

Encolpio: Sei tu che mmenti, che nun rispetti gnente, che tradisci li presunti ammichi.

 

Ascilto: Si lo vòi sapè la storia è stata ’n’antra.

 

Encolpio: Nun te vojo ssentì, pezzo de mmerda.

 

 Quando Encolpio è in ginocchio EFFETTO 14.1 

Ascilto afferra da dietro Encolpio e lo costringe in ginocchio)

 

 

Ascilto:  

E ’nvece hai scajato, dunquo fai pippa e me stai a ssentì. 

Tre ggiorni fa a le docce communi me stavo a lavà, quanno è arivato er Gittoncello tuo. Io me stavo a risciacquà ’e parti bbasse, quanno lui ha sgrannato l’occhie e m’ha detto: “Anvedi che mostro de bbatocco! Chi ssei, gionòrmese? Ciaì ’na probboscide da liofanto intra le gambe. Pòzzo toccà?”. “Accomodate”, j’ho fatto. Quello s’è accoccolato e co carezze e lecchingoja m'ha fatto ’n zervietto de bbocca pe ortre ’n ora. Aoh, Subbrime. Lì ho cappito pecché te ce sei tanto affezzionato. Ma te lo detto e rippetuto, quelo fa er mmestiere, godditelo er marchettaro, ma nun fà l’innammurato che passi pe minchione.

 

Encolpio: Nun te credo, nun te credo… (piagnucola) mollame, mollame, me stai a spaccà li bracci.

 

Ascilto: Devvi decidette:.. E alora? A chi vòi dà rretta? O sei co’ mme, che sò comm’a te, o vai co’ le troje. Nun c’è ’na trerza via. Autte autte. ’A verrità nun cambia a siconna de chi se lo fammette ar culo. Allora? Sto aspettà ’na risposta. (Forza la presa.)   

      

Encolpio (all’apice del dolore): Sì, sìì, sììì… te credo, te credo, te credo… moollame, mooollame! 

 

Ascilto allenta la presa, poi con studiata lentezza lo libera. Encolpio ha le braccia quasi anchilosate, si lamenta a terra

                                                                                                      Fine lotta  EFFETTO 14.2 

 

 

Ascilto (in piedi a dx spazio)  

Moro, stai ’n ccampana, che noi dovemo arimanè unniti. Noi stemo su la istessa barca. Anze, ce stevamo. Pecché semo du’ nauffraghi de la vita… E aspettamo ’n dio, ’n mecennate, un zant’ommo, ’na mijardaria, ’na zuperlotteria, ’nzomma ’n córpo de cculo che ce faccia svortà… E qui più aspettamo e più sta svorta ce pare ’n mmiraggio, ’n evvento miracculoso… 

 

Ritorna verso Encolpio

A me me sembra che li miraculi nun sò de sto monno… però, comme se dichi, Encorpio: ’a speranza è l’urtima a morì, e noi de morì nun ciàvemo nisuna fretta… 

Allunga una mano ad Encolpio e lo aiuta a mettersi seduto 

anzi finché la mentula ce funziona e ce funziona bbene, gnente pugnette…  Se la volemo godè tutta sta vitaccia tradditora e bboja. 

Entrambi seduti al centro dello spazio

 Encolpio: Ascirto. Ma siconno te, pecché a noi ce disce ssempre accusì male? Ma nun è che quarcuno cià fatto ’na fatura?  

 

Ascilto: Ma ch’entenni? E poi chi ciàverebbe affatturato?

 

Encolpio: Te ricordi quella vorta che semo annati a fà quelo sgobbo in quer posto a li Castelli? Sì, in quela speccie de tempio de ’na setta de matte cor bòtto che se chiammaveno “Le fije putte de Priapo”. E nun solo javemo svaliggiato ’a  cassa, ma l’avemo  ’nterrotte ner ber mezzo de quel trojaio d’assatanate che ccantaveno ’n coro e ’ntanto se ’nfilaveno quer popò de cazzi de plashtica de mezzometro in de la fica?

 

Ascilto (ridendo): Che spettacolo! Che spettaculo ossceno. Enbè?

 

Encolpio: M’hanno detto che quelle sò de le vere stregghe. Quelle te fanno ’e maleddizzioni, intruji, spilloni, robbe vuddù da nun sscherzacce troppo.   

 

Ascilto: Ma mica me vorrai dì che credi a ste panzane, a ste diccerie, a ste superstizzioni da popolino basso? … Tu, ’n intellettualo?

 

Encolpio: Ciài poco da pijà pe cculo. Ce sò più cose tra ’a terra e er cielo de quele che me pò spiegà la tu’ fillosofia matterialista laica e llaida.

 

Ascilto: Anvedi comme sei inspirato, stasera mme citi puro er bbardo arbionnico. Mò nun te chiammerai più Encorpio e t’apprisenterai comme er sor Amreto?

 

Encolpio: Ma come abbassi gnisempre tutto ar tu’ livello che è, appraticamente, rasotera. Ma comme fai a nun capì che c’è un monno ’nvisibile che è mórto più granne e ’mportante de quello visibbile. L’unniverso è ’n murtiverso, ce dicono l’astrommini, sto cosmos è ’na compriccazzione de dimmenzioni de cui noi nun sapemo ’n baffo, né da dove venimo né ’ndove annamo. Qui annaspamo comme ciecchi in su l’abbisso, semo guvernati dar misterio. Se pocopoco capischi questo, quarche ddubbio te ce lo fai venì. 

 

Ascilto: E a che te sserve?

 

Encolpio: A nun vive comme ’n animalo. A deventà finarmente ’n ommo… zapiens zapiens overo. Dubbito ergo summe. Ricordatello. 

 

Ascilto: Vabbè, vabbè medditerò. Stanotte me farò vennire l’uzzolo der caccadubbi … Daje, dai, s’è fatto tarde,annamo a nanna. 

 

Encolpio: Sì, a nanna, che dommani è ’nantro ggiorno.

 

Ascilto: Dommani è ’nantro giorno e se vedrà… Ma che se vederà?… Comme nun zapessimo  li ggiochi tarocchi de sto monno che nun cambia mai… comme che d’è che facevva quer sonetto? Quelo de Peppe er tosto?

 Inizio sonetto “Vedi mai nove o dieci cor palosso” EFFETTO 15.0 

 

 

 

 

 

 

Ascilto : 

“Vedi mai nove o dieci cor palosso

Attorno a un ber cocommero de tasta,

Che inzinamente che ce sii rimasta

‟Na fetta da spartì, 

 

Insieme: taja ch’è rosso?

 

Ascilto : 

Accusì er monno. È tanto granne e grosso E a nove o dieci Re manco j’abbasta. Oggnuno vò er zu’ spicchio, e ppoi contrasta Lo spicchio der compagno e je dà addosso.

 

E lèvete gli scrupoli dar naso

Che noi c’entramo per un cazzo: noi Semo monnezza che nascemo a caso.

 

Ar piuppiù ciacconcedeno er ristoro

De quarche sseme che je casca, eppoi

N’arivonno la mànnola pe lòro.”


                                                                                                                 2

 

                     

 FINALE  - Encolpio e  Ascilto restano immobili guardandosi  

 

 

 

 

                         ENTRATA  TRACCIA 06/ Percussioni / CAMBIO SCENA 

 

 

 

  

Immagine che contiene vestiti, testo, calzature, cartello

Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.

“Progetto Satyricon”: una immagine dalla scena del bordello

 

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